TikTok verso lo stop. La guerra Usa-Cina non è ancora finita

La partita aperta dall'amministrazione Trump con la Cina sull'app dei video amatoriali è tutt'altro che chiusa

Dalla mezzanotte di oggi, negli Stati Uniti, potrebbe essere proibito scaricare TikTok ed il prossimo 12 novembre – a meno di clamorosi colpi di scena – anche i vecchi utenti del social network ne dovranno farne a meno. Dopo l’accordo con Oracle e Wallmart per la cessione del 20% della proprietà di TikTok, il benestare di Trump all’intesa – “accordo fantastico” – e l’iniziale silenzio di Pechino, interpretato come un assenso, la vicenda sembrava avviarsi verso una conclusione positiva.

La partita aperta dall’amministrazione Trump con la Cina sull’app dei video amatoriali, però, è tutt’altro che chiusa e la scadenza del “ban” (bando) in Usa è stata solo prorogata al 27 settembre.

L’ultimo capitolo della vicenda ha visto popi una netta presa di posizione di Pechino, anche se non per via ufficiale. Il China Daily, il quotidiano in lingua inglese molto vicino alle posizioni della Repubblica popolare cinese, che in un editoriale ha definito la decisione del presidente Trump di obbligare ByteDance a vendere le proprie quote ad aziende americane un atto di “bullismo ed estorsione”.

“Quello che gli Stati Uniti hanno fatto a TikTok è paragonabile a un gangster che costringe un affare irragionevole e ingiusto a una società legittima”, si legge sulle colonne del quotidiano cinese.

Per questa ragione ci si aspetta che il Governo cinese non accetti l’accordo con Oracle e Wallmart. Ciò che più preoccupa gli editorialisti del China Daily è però un aspetto puramente tecnologico. Il passaggio di quote alle aziende americane comprometterebbe il segreto del successo di TikTok: il suo algoritmo.

È ampiamente riconosciuto, infatti, che le caratteristiche del suo codice per selezionare contenuti ad hoc per gli utenti dell’app è oggetto del desiderio di molte aziende tecnologiche. Come aveva già rivelato il South China Morning Post, a rallentare le trattative tra ByteDance e le varie aziende che si erano proposte di acquisire le sue quote, dopo l’ordine esecutivo di Trump, vi sarebbe la volontà di non cedere il codice alla base del funzionamento dell’app.

“La macchina può essere venduta, ma non il suo motore”, ha detto la fonte del quotidiano di Hong Kong. Il team tecnologico di TikTok sarebbe stato infatti disposto a creare un nuovo codice esclusivamente per gli Stati Uniti piuttosto che cedere la fonte del suo successo mondiale.

Tale condizione sarebbe ora venuta meno con l’accordo con Oracle e Wallmart, che permette a ByteDance di conservare la proprietà dell’app ma non dell’algoritmo. Una condizione che Pechino non avrebbe digerito.

Anche il Global Times, il tabloid prodotto dal People’s Daily, il quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese, aveva preso una posizione piuttosto chiara sulla vicenda: “La Cina come grande paese non accetterà il ricatto dagli Stati Uniti né cederà il controllo di un’eccezionale azienda cinese ad alta tecnologia agli estorsori”.

La contesa è ancora a aperta e va ben oltre la vicenda TikTok perché investe il dominio del futuro mondo “connesso”.

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