Tfr, dall’obbligo di accantonamento alla libera scelta. La proposta

La proposta di un imprenditore divide esperti e addetti ai lavori

Cosa accadrebbe se venisse data facoltà ai lavoratori di decidere come utilizzare le quote di TFR, eliminando l’obbligo all’accantonamento? Se ne parlerà diffusamente in un convegno milanese organizzato dall’Associazione Direttori del personale G.I.D.P., ma l’ipotesi ha già fatto discutere.
 
Istituito nel 1927 come "indennità di liquidazione" e riformato nel 1982 sotto il nome di TFR (Trattamento di Fine Rapporto), è stato oggetto di un’ulteriore riforma (decreto legislativo 252/2005) che dal 2007 permette ai lavoratori dipendenti del settore privato di decidere se destinare la propria liquidazione a una forma pensionistica complementare o lasciarla presso il datore di lavoro. Il decreto aveva l’obiettivo di incentivare i lavoratori a costruirsi una pensione integrativa alla luce del fatto che con l’adozione del sistema contributivo i futuri pensionati percepiranno un assegno pensionistico più leggero.
Di fatto, il TFR rientra nel calcolo dello stipendio medio italiano anche se non viene versato ai lavoratori. L’ipotesi sul tavolo, appunto, è quella di dare facoltà ai lavoratori di decidere come utilizzare le quote di nuovo TFR, eliminando l’obbligo all’accantonamento.
 
La proposta è dell’ingegnere Luca Manzoni, Ad di Nuncas. Manzoni afferma che fra i suoi dipendenti più del 75% è d’accordo con la sua proposta di dare facoltà a ciascun lavoratore di scegliere come spendere e a cosa destinare il proprio TFR; questo non solo in nome del principio che i lavoratori sono cittadini liberi e come tali devono essere trattati, ma anche in vista dell’impatto positivo che si verrebbe a creare sull’economia, visto che "lo Stato incasserebbe subito i contributi e l’IRPEF e se anche solo la metà del TFR netto versato ai lavoratori andasse in consumi questi aumenterebbero di 10-12 miliardi".
 
Ma c’è chi, come il segretario generale FIM-CISL Milano Metropoli Giuseppe Mansolillo, giudica l’ipotesi rischiosa sia per le aziende in difficoltà sul piano della liquidità, sia per i lavoratori che si troverebbero sprovvisti, una volta cessato il rapporto di lavoro, di un’importante riserva di ossigeno.

Il dott. Paolo Citterio, presidente nazionale G.I.D.P., si dice d’accordo con la proposta di lasciare la scelta in mano ai lavoratori, ma a patto che sia realizzata in accordo con i sindacati e i fondi di categoria: "Certo il TFR mensile sarebbe ossigeno per chi non ce la fa a vivere normalmente, ma va anche detto che un buon gruzzolo a fine rapporto può far realizzare molti sogni".

 

 

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