Telefono, web, luce e gas: cambiare operatore è una corsa a ostacoli. A dispetto di legge

Doveva essere facile e a costo zero. Ma i consumatori che provano a cambiare operatore denunciano mille difficoltà e costi spesso inattesi. Come protestare

Che fine ha fatto il decreto Bersani (legge 40/2007), che aveva introdotto per il consumatore la facoltà di recedere dal contratto e di trasferirlo eventualmente presso un altro operatore in qualsiasi momento e soprattutto senza costi?
In realtà, nonostante le premesse, riuscire oggi a cambiare indenni un operatore è più che mai una corsa a ostacoli.
Dalla relazione del PiT (Progetto Integrato di Tutela) sui servizi 2012, realizzata da Cittadinanzattiva, emerge uno scenario che vede imporsi pratiche commerciali sempre più aggressive da parte delle aziende di fronte di cittadini con sempre meno tutele.
Sulla base delle circa 8600 segnalazioni giunte al Pit servizi nel 2011, le telecomunicazioni si confermano in testa alla classifica dei servizi peggiori dell’anno, raccogliendo il 22%. Seguono  l’energia (17%), i servizi bancari e finanziari (15%) e la pubblica amministrazione (13%).

Nell’ambito delle Tlc, tra le maggiori criticità segnalate dagli utenti emergono proprio la difficoltà a disdire un contratto (25%) e a cambiare operatore (24%). Nel mobile la situazione non migliora, con il 18% delle segnalazioni, di cui il 23% sulla difficoltà di cambio operatore.
Per quanto riguarda la telefonia, infatti, è emerso che vengono tutt’ora applicati costi di disattivazione (che devono essere chiaramente evidenziati nel contratto) che possono variare, a seconda dell’operatore, da un minimo di 40 a un massimo di 100 euro. Tali spese possono essere applicate quando il consumatore decide di disdire anticipatamente il contratto rispetto alla sua scadenza naturale, ma non nel caso di un semplice cambio di operatore.
Anche per l’abbonamento a Internet vige una situazione analoga. Il sito sostariffe.it, denuncia che occorrono dai 40 ai 50 euro per il passaggio a un altro operatore Adsl, dai 60 ai 78 euro per cessare definitivamente il servizio. Bruciando, in questo modo, un buon 10% del risparmio che si intendeva conseguire: un bel danno per il 35% di chi fa questa scelta, motivata appunto dalla volontà di pagare meno.

Nei servizi energetici il cambio di operatore è il secondo problema denunciato dai cittadini al PiT di Cittadinanza Attiva (17% nell’elettricità e 21% nel gas). L’utente desidera cambiare gestore, ma la nuova azienda chiede l’ultima lettura, l’ultima bolletta che il vecchio operatore tarda a consegnare o magari lo fa a un anno di distanza, presentando a sorpresa un conto stratosferico.

Come protestare?
Ecco l’iter da seguire, ma preparatevi a un’odissea. Per prima cosa, spedite una raccomandata a.r., un fax oppure una email all’indirizzo indicato dal vostro operatore per i reclami. Gli operatori hanno l’obbligo di rispondere per iscritto ai reclami entro 45 giorni.  Se il vostro reclamo non porta a nulla di fatto o se la soluzione prospettata dall’operatore non vi soddisfa, il passo successivo è quello di fare un tentativo di conciliazione (obbogatorio) attraverso il Comitato regionale per le comunicazioni, il cosiddetto Corecom. Se neppure davanti al CoRecom si riesce a trovare una soluzione alla controversia si possono seguire due strade: presentare ricorso entro sei mesi dalla conclusione del procedimento all’Autorità Garante per le Comunicazioni (Agcom), oppure ricorrere alla via giudiziaria. Attualmente il giudice di pace è competente per cause civili del valore fino a 5.000,00 €. In bocca al lupo!

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