Telefonia, “regalo di Natale” del Consiglio di Stato a Tim e altre sei

La sanzione da 27 milioni di euro era stata comminata a causa dei costi che Wind e Fastweb sostenevano per interventi di riparazione

Un Babbo Natale particolarmente generoso quello che ha consegnato un regalo molto particolare a sette aziende telefoniche italiane, che si sono viste cancellare multe per un totale di 27 milioni di euro. Fuor di metafora, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Telecom Italia e altre sei compagnie telefoniche nei confronti dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, evitando loro il pagamento della salatissima sanzione.

L’Antitrust aveva avviato l’istruttoria nel 2013 per poi concluderla nel 2015. Alla fine della procedura, l’AGCM ha stabilito che sette aziende telefoniche avevano stabilito un “cartello”, multandole così per 27 milioni di euro. La fetta più grande della sanzione era stata comminata proprio a TIM, che si era vista recapitare un conto da 21 milioni di euro. Le altre sei aziende (Alpitel, Ceit Impianti, Sielte, Sirti, Site e Valtellina) si erano invece divise la parte restante da 6 milioni di eruo.

Secondo l’Autorità garante per la concorrenza, nei primi anni del decennio le sette “sorelle” avevano messo in atto pratiche anticoncorrenziali, accordandosi sui prezzi da praticare per la riparazione di guasti e altre problematiche di rete. Il tutto a discapito degli operatori Olo, ossia di quelle compagnie telefoniche non dotate di una rete proprietaria che, dunque, devono appoggiarsi alle infrastrutture TIM per fornire il servizio di telefonia e connettività ai loro clienti.

Secondo l’AGCM, Telecom Italia e le altre multate si sarebbero accordate sul «coordinamento delle offerte economiche e di altre condizioni contrattuali nelle procedure per la selezione dei fornitori predisposte dalle società Wind e Fastweb», nonché «sulle informazioni relative all’erogazione dei servizi di manutenzione correttiva (cosiddetta assurance)». In pratica, i prezzi per la risoluzione dei guasti chieste da Wind e Fastweb sarebbero stati decisi a tavolino, ledendo così la concorrenza e il mercato.

Non è stato di questa opinione, invece, il Consiglio di Stato, che ha ribaltato la decisione dell’Autorità e del TAR del Lazio, annullando la sanzione e rinviando il fascicolo alla stessa AGCM. Nel 2013, sostiene il Consiglio di Stato, il mercato delle aziende riparatrici era ancora regolato da alcune norme dell’AGCOM che non avevano ancora liberalizzato questo particolare settore. Un mercato, dunque, al quale non potevano essere applicate le norme dell’Antitrust, rendendo così nulla la sanzione multimilionaria comminata a Telecom e le altre aziende telefoniche.

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