Tecnicamente esaurito il pesce made in Italy. Allarme per gli stock ittici ‘azzurri’

E' scattato il 'Fish dependence day', giorno in cui si è tecnicamente esaurito il pesce made in Italy e si comincia a mangiare quello importato. Greenpeace stila la classifica del tonno in scatola più sostenibile

Si chiama "Fish Dependence Day", si legge fine dello stock ittico. Dal 15 aprile, infatti, mangeremo solo pesce d’importazione, mentre dal 4 luglio si esauriranno anche le riserve europee. E la tendenza lascia poco spazio all’ottimismo: rispetto allo scorso anno, la disponibilità nazionale di pesce si è esaurita con una settimana di anticipo rispetto al 2012.
 

Ovvero, immaginando di portare in tavola esclusivamente pescato italiano, a partire da questa settimana non avremmo nulla da mettere nel piatto. A lanciare l’allarme sulla fine delle scorte nazionali è il rapporto di Ocean2012, un coordinamento di 200 organizzazioni che si battono per trasformare la Politica europea della Pesca per fermare la pesca eccessiva.
 

In sostanza, sottolinea Ocean2012, ”le scorte nazionali si esauriscono sempre prima, costringendo materialmente i consumatori a dipendere dalle importazioni di pesce per il proprio fabbisogno. Per l’Italia il grado di autosufficienza è sceso dal 32,8% al 30,2% negli ultimi due anni. E nonostante un consumo leggermente inferiore, il nostro Paese è di fatto sempre più dipendente dal pesce proveniente da acque non-europee. L’Italia rimane dipendente dal pesce extracomunitario per sostenere circa il 70% dei suoi consumi”.
 

”Abbiamo 104 giorni di ‘autonomia ittica’ all’anno. Un vero paradosso per il nostro paese, circondato da 8000 km di costa e che un tempo godeva di un mare sano e pescoso – sottolinea Serena Maso, coordinatrice nazionale di Ocean2012 -. La popolazione mondiale cresce, il consumo di pesce pro capite aumenta (+3,6% l’anno) e i pescherecci diventano sempre più potenti. Si pesca perciò troppo, a un ritmo più veloce del tasso di riproduzione degli stock ittici.
 

Il collasso del pesce azzurro è già stato più volte annunciato da Greenpeace, in particolare nell’Adriatico, dove acciughe e sardine stanno scomparendo. "È colpa del crescente numero di imbarcazioni autorizzate dal governo a pescare queste popolazioni ittiche, anche grazie all’artificio delle licenze di pesca sperimentale, che di sperimentale hanno ben poco" sostiene l’associazione ambientalista. Come quelle che da anni consentono la pesca con il metodo della "volante a coppia", che cattura pesci sotto taglia, compromettendo quindi la capacità riproduttiva della specie.
 

Tonno in trappola
Una sorte analoga sembra essere riservata al tonno rosso Mediterraneo, specie ormai sull’orlo del collasso, come emerge dalle stime che denunciano una riduzione del suo stock di circa l’80%. Il tonno costituisce una parte fondamentale della dieta di milioni di persone e nella versione ‘in scatola’ è certamente il pesce più consumato al mondo.
Sul tema della sostenibilità del tonno conservato in scatola Greenpeace pubblica un rapporto dal titolo eloquente: "Tonno in trappola. Difendiamolo dalla pesca insostenibile" che passa al setaccio le principali marche di tonno vendute in Italia e dà a ciascuna un voto di sostenibilità. I risultati sono abbastanza sconfortanti, ma vale farci caso davanti al bancone del supermercato.
 

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