Tav, la mossa di Conte: si va verso il sì a un progetto rivisto

Nuova analisi costi-benefici chiesta da Conte: l'idea del premier è forse quella di trovare un compromesso, nel governo gialloverde, e andare avanti

Per sbloccare l’impasse del governo sulla Tav, scende in campo il premier Conte con la richiesta di una nuova analisi costi-benefici a integrazione del primo documento: le perdite italiane si sarebbero ridotte da 7 a 3,5 miliardi di euro. “Io stesso sto studiando bene il dossier” assicura il presidente del Consiglio. L’idea del premier è forse quella di trovare un compromesso, nel governo gialloverde, e andare avanti. “L’opera non si può bloccare: mi occuperò io della revisione”, ha ribadito ai due vicepremier Di Maio e Salvini.

Ai redattori del primo documento su costi/benefici dell’opera, Marco Ponti e Francesco Ramella, Conte avrebbe commissionato un’integrazione, chiedendo di calcolare le sole perdite sulla parte italiana della Tav.
A chi domandava cosa emerge dal supplemento, Ponti, l’esperto chiamato dal ministro Toninelli ad analizzare una trentina di opere pubbliche, ha precisato: “Quando il ministero lo pubblicherà si conoscerà”. “È una valutazione sui costi e benefici per l’Italia”, ha aggiunto Francesco Ramella, componente del gruppo che ha redatto l’analisi osservando “i costi sono facilmente definibili, un po’ più complicato è definire quali sono i nostri benefici”.

DECISIONE ENTRO LA PROSSIMA SETTIMANA – Nel frattempo il ministro Danilo Toninelli ha assicurato che “entro la prossima settimana prenderemo una decisione” sulla Torino-Lione, “questo è certo”. “Nei prossima giorni faremo un incontro con il premier Conte e i due vicepremier Di Maio e Salvini e chiariremo tutto. E nonostante i punti di partenza distanti arriveremo ad una decisione”, ha sottolineato. Quanto a Telt il ministro ha detto che “è una società di diritto francese e nel diritto francese c’è la clausola di senza seguito,”. Quindi “i bandi se dovessero partire rappresentano in realtà una ricognizione di 6 mesi, non partono i bandi ma parte una ricognizione. Se riusciamo e riusciremo a chiudere prima della settimana prossima non avremo neanche il problema dell’apertura dei bandi”.

“UNA TELENOVELA INTOLLERABILE” – “La Tav sta diventando una televonela intollerabile con puntate sempre più grottesche”, attacca Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia. “Il ministro Toninelli da mesi rinvia puntualmente la questione ‘alla prossima settimana’, senza però precisare di quale mese e di quale anno. Intanto si avvicina la scadenza dei bandi nell’incertezza più totale e il colmo è che dopo otto mesi di permanenza a Palazzo Chigi il premier Conte oggi ha annunciato che sta ancora studiando il dossier”, ha aggiunto.

In realtà sempre Conte ieri ha fatto sapere che si lavora “al decreto per sbloccare i cantieri. Siamo in fase finale, penso già prossima settimana potremo tirare fuori questo dl che ci consentirà di riaprire i cantieri bloccati e semplificare quei passaggi che in questo momento appaiono ostativi per la realizzazione di progetti”.

CAMPAGNA ELETTORALE CON LA TAV – Ma nel Movimento 5 Stelle sulla Tav c’è chi, come il senatore grillino Alberto Airola, non ha intenzione di cambiare idea: “Non ci sono spazi di contrattazione. O il M5S dice no oppure sarò io a dire ciao al Movimento”, ha detto in un’intervista all’Adnkronos. Il parlamentare piemontese ha fatto della battaglia contro l’alta velocità Torino-Lione una delle stelle polari della sua azione politica e non le manda a dire alla Lega, che sul tema cerca una mediazione con il Movimento 5 Stelle. “Non so quanto questa vicenda possa essere legata alle elezioni – osserva -. Credo che il Carroccio su questo tema voglia fare campagna elettorale, in modo un po’ becero a mio avviso”. Il sottosegretario leghista Armando Siri ostenta fiducia e assicura: “Stiamo ragionando e stiamo trovando le sintesi giuste per fare il bene del Paese. Non vedo gamberi nel governo, gente che torna indietro”.

Airola però non vuole sentire ragioni: “Toninelli è sicuramente in difficoltà perché la Lega insiste” ma “è giusto porre un punto fisso perché, come ho detto milioni di volte, il Tav è una cosa che abbiamo sempre osteggiato: non si fa e basta, spazi di manovra non ce ne sono”. Ma se il M5S dovesse aprire una trattativa, lei come si comporterebbe? “In quel caso me ne vado dal Movimento. E sono convinto che me ne vado col simbolo. Sarò più meritevole di loro di portare il simbolo del M5S se si apre una trattativa”, risponde Airola. Se il Movimento 5 Stelle dovesse lasciare spiragli per un dialogo, dice Airola all’Adnkronos, “si schianterebbe definitivamente. Non sarebbe più 5 Stelle, perderebbe la fiducia del popolo, la sua identità”. “Noi – insiste il senatore torinese – siamo entrati nelle istituzioni grazie ai valsusini: uno dei primi eletti del M5S è stato Davide Bono nel 2010, col 3% alle regionali, grazie ai voti della Valsusa. Beppe Grillo si è preso anche una denuncia per quella battaglia. Per me non si transige”.

In collaborazione con Adnkronos

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