TAV: governatori in pressing sul Referendum

I governatori di Piemonte e Lombardia vanno in pressing e spingono sul referendum. Intanto Salvini ribadisce: "Per noi opera va fatta, piena fiducia in Conte"

Grandi opere, grandi scontri. Continua a tenere banco il dibattito sulla TAV. Intanto, i governatori di Piemonte, Sergio Chiamparino, e Lombardia, Attilio Fontana, vanno in pressing e spingono sul referendum. Al centro della discussione, l’impatto economicamente disastroso  che, per il fronte del Sì,  causerebbe una eventuale rinuncia all’opera, per questo da scongiurare con tutti i mezzi possibili. 

In particolare, Chiamparino, è sul piede di guerra che individua anche una data limite, peraltro prossima: “C’è una dead line ed è quella dell’11 marzo” – ha detto – “Se la società di gestione avrà il via libera per fare i bandi, e proseguire i lavori, tutto bene; se dovessero rinviare ulteriormente, ho già il quesito pronto: chiederò al Ministro Salvini di celebrare una consultazione popolare insieme alle elezioni Regionali ed Europee”. 

Ad appoggiarlo, il governatore lombardo, Attilio Fontana: “Io fin dall’inizio ho sempre sostenuto che queste scelte le deve fare la politica, ma se l’unico mezzo per far sentire la nostra voce è il referendum, sono disponibile a seguire l’esempio di Sergio (Chiamparino, ndr) “. Favorevoli alla Tav sono anche i governatori della Liguria e del Veneto, Giovanni Toti e Luca Zaia.

SALVINI: MI FIDO DI CONTE, PER NOI OPERA VA FATTA – Salvini, nel frattempo, continua a mandare messaggi tutt’altro che sibillini. Anzi: ” Ho Piena fiducia in Conte sulla Tav. Sono certo che troveremo una soluzione insieme. E’ un’opera importante, per noi va fatta, come chiedono cittadini e imprese”.

TANTE SPINE PER DI MAIO – La questione si fa particolarmente spinosa, invece,  per leader pentastellato Luigi Di Maio: già alle prese con una crescente crisi interna di consensi , arretrare in questo momento sulla Torino-Lione sarebbe impensabile visto che finirebbe per scatenare l’ira di una bella fetta di elettori piuttosto delusi. Potrebbe essere, insomma, il colpo di grazia per il Movimento che in questa fase vive un momento delicato e cruciale per il futuro. 

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