Tav, Conte cerca “exit strategy”. Mozioni di sfiducia Pd e Fi contro Toninelli

E' sempre più caos sull'Alta Velocità ma Premier assicura: "Governo non cadrà"

Il Premier Conte assicura che il Governo non cadrà per colpa della Tav. Fatto sta che quello dell’Alta Velocità diventa un binario sempre più pericoloso:  al momento non si registrano ancora passi avanti e che lo scontro tra le due anime dell’esecutivo, con la Lega dichiaratamente a favore della realizzazione dell’opera e CinqueStelle che invece mostrano più di qualche chiusura, va avanti con i due partiti al comando che al momento sono schierati su fronti opposti.

Intanto, ennesimo nulla di fatto nella giornata di ieri dopo il vertice a Palazzo Chigi tra il Presidente del Consiglio Conte, i due Vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, alla presenza del Ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli, per fare il punto sulla TAV.

Il premier prova a definire la “exit strategy” per evitare che il governo gialloverde si impantani in un dibattito infinito “Siamo in dirittura d’arrivo, nel percorso finale, quello politico. Oggi c’è stata la prima riunione politica, abbiamo iniziato l’analisi costi benefici. Domani sera, alle 8:30, riunione con i tecnici a oltranza. Entro venerdì prenderemo una decisione nell’interesse nazionale”.

LA SCADENZA DELL’11 MARZO– Una cosa è certa: bisogna fare in fretta. C’è da decidere se dare via libera alla Telt, la società paritaria italo francese a cui sono affidati i cantieri, per i nuovi bandi. Se entro l’11 marzo prossimo non dovesse arrivare il via libera, l’Italia rischia economicamente grosso, ossia di dover restituire i finanziamenti ricevuti dalla Ue, a partire da una prima tranche di 300 milioni.

Buffagni (M5S): pronti ad andare a casa – Poche ore prima ad alzare il livello della tensione, erano arrivate le parole di Stefano Buffagni, parlamentare del Movimento 5 Stelle e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Io non mi occupo di trovare il compromesso. Detto ciò, se bisogna andare a casa perché noi non vogliamo buttare soldi per opere vecchie, io non vedo il problema”, le sue parole ad Agorà.

TONINELLI NELLA BUFERA – Intanto giovedì 21 marzo in Aula al Senato le mozioni di sfiducia al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli per la condotta tenuta sulla Tav. Al momento sono state depositate la mozione del Pd e quella di FI. Mentre FdI non presenterà una mozione autonoma ma è intenzionato a votare sì alle dimissioni del ministro. La Lega invece non molla il Ministro pentastellato e anticipa che voterà contro la sfiducia. 

“HA MENTITO” –  Per il Pd, “dall’evoluzione della vicenda Tav Torino-Lione, emerge che il Ministro avrebbe spudoratamente mentito al Parlamento e al Paese nonché al Governo Francese e alla Unione Europea sottoponendo all’attenzione di tutti una analisi costi/benefici palesemente infondata e ora oggetto di ‘aggiustamenti’ da parte del Presidente del Consiglio”.

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