Come funziona la tassa sui prelievi in contanti

Scopri di più sulla proposta di Confindustria riguardante i prelievi in contanti e la loro tassazione

Nuove misure anti evasione fiscale e premi in denaro per chi acquista beni e servizi non in contanti, ma con strumenti di pagamento tracciabili. Questi alcuni focus nella Manovra di Bilancio 2020. Anche quest’anno si è tornati a parlare della tassa sui prelievi contanti. Da sempre uno dei temi più ricorrenti vagliati da ogni governo negli ultimi anni, in prossimità della Legge di Bilancio, quale misura contro la dilagante evasione fiscale italiana. Ecco alcune info su questa tassa molto discussa, per incentivare la moneta elettronica.

Tassa sui prelievi in contanti: cos’è

Risale all’11 settembre del 2019, la nota prodotta dal Centro Studi di Confindustria che ha avanzato una proposta per favorire l’utilizzo della moneta elettronica, ridurre l’area dell’evasione fiscale e sterilizzare un eventuale aumento dell’IVA. La proposta è concepita su due interventi: incoraggiare l’uso della moneta elettronica e disincentivare l’uso del denaro contante. Il tutto senza oneri aggiuntivi netti per la finanza pubblica.

Tassa sui prelievi contanti: come funziona

Come sottolinea il Centro Studi di Confindustria, l’Italia è uno dei paesi dove è meno contemplato l’utilizzo di carte di pagamento. Ciò ha un impatto sia sui costi di gestione del denaro contante, sia sulla maggiore diffusione dell’evasione fiscale. Questo perché il contante è difficile da tracciare e viene agevolato l’occultamento di parte del reddito prodotto.

Per scoraggiare l’evasione nel settore distributivo e in presenza di transazioni regolate in contanti, occorre stimolare l’uso di strumenti di pagamento tracciabili, anzitutto della moneta elettronica, riducendo l’uso del contante anche per transazioni di valore limitato. Secondo il Centro Studi di Confindustria è necessario aumentare gli incentivi del consumatore finale all’uso della moneta elettronica, con misure per rendere più conveniente l’utilizzo della moneta elettronica rispetto al contante.

Tassa sui contanti chi paga e quando

La proposta è quella di tassare i prelievi bancomat superiori a 1.500 euro mensili a fronte di una serie di agevolazioni per i pagamenti elettronici. Si tratterebbe, dunque, di applicare una commissione del 2% per i prelievi superiori a 1.500 euro mensili, con la volontà di prevedere una detrazione di pari valore – sempre il 2% – in sede di dichiarazione dei redditi per i pagamenti effettuati elettronicamente (bancomat, carte di credito, bonifici). Secondo i dati ufficiali, a pagare sarebbe un quarto dei titolari di conti correnti, poiché la restante parte, la maggioranza dei titolari (il 75%), preleva meno di 1.500 euro al mese.

Tassa sui contanti: sconti per chi paga con mezzi tracciabili

Gli interventi tracciati dal Centro Studi di Confindustria vanno nella direzione di incentivare l’uso della moneta elettronica, garantendo un credito di imposta del 2% al cliente che effettua i pagamenti mediante carta di pagamento (carte di credito, debito e prepagate nominative) o bonifico bancario. Il consumatore paga il prezzo pieno ma incamera un reddito che verrà contabilizzato e comunicato dalla banca di appoggio della carta di pagamento.

Dunque, a livello finanziario, il flusso in “uscita” dalle casse dello Stato verrebbe differito poiché la detrazione non sarebbe applicata al momento del pagamento ma, successivamente, al momento della dichiarazione dei redditi. Secondo questo progetto, al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi, le istituzioni finanziarie che emettono carte di pagamento produrranno ai titolari dei conti un certificato che attesta il totale dei pagamenti elettronici realizzati nel corso dell’anno solare. In questo modo, con tale dichiarazione, sarà possibile disporre della detrazione per un ammontare pari al 2% dei pagamenti compiuti in sede di dichiarazione.

Cosa rischia chi fa molti prelievi dal conto corrente?

La legge vieta i trasferimenti di contanti per cifre pari o superiori a 3000 euro. L’unico limite al prelievo opera per importi superiori a 12.500 euro: in questo caso, vi è il divieto di trasferire somme di denaro senza un intermediario abilitato come la banca, ad esempio, per la normativa sull’antiriciclaggio. Dal 2019 le banche, le poste e tutti gli istituti di credito hanno l’obbligo di segnalare gli spostamenti di denaro superiori a 10 mila euro al mese, tra prelievi e versamenti.

La discussione di una tassa sui prelievi contanti va a situarsi nell’ottica di incentivare la tracciabilità dei pagamenti, insieme ad altre misure introdotte (fatture e scontrini elettronici ad esempio), con l’obiettivo finale di contrastare l’evasione fiscale. In ogni caso, molti analisti evidenziano la criticità di una tassa così concepita, in una fase di stagnazione dei consumi.

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