Task force e Recovery fund: dopo flop Colao, Conte tenta il bis 

Nonostante il precedente poco fortunato e scomodo, il Presidente del Consiglio è pronto a mettere su un nuovo "dream team" per gestire le risorse in arrivo dall'Europa

Dopo aver incassato da più parti elogi ed applausi per l’intesa raggiunta a Bruxelles sul Recovery Fund che dovrebbe portare in dote all’Italia un tesoretto da 209 miliardi di euro – il cui utilizzo è ovviamente vincolato a un piano ben definito di riforme nei settori chiave rispetto ai quali il nostro Paese è in ritardo – il Presidente del Consiglio Conte è già alle prese con il nodo “gestione” degli aiuti economici.

“È un momento storico per l’Europa e per l’Italia. Avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre”  , ha detto il Premier durante l’informativa alle Camere.

L’idea è quella di affidare il compito di redigere il piano di ripresa a una task force, seppur in scia al precedente poco fortunato e scomodo di quella guidata da Colao durante l’emergenza che a dire il vero è stata un mezzo flop e sulla quale è calata mestamente il sipario con il “dream team” che ha deluso i più.

Sembra però che il Presidente del Consiglio non abbia nessuna intenzione di arrendersi e anzi sia convinto di tentare il bis, nella speranza che stavolta l’esito sia diverso. Come ha anticipato il quotidiano La Repubblica nelle scorse ore,  fonti governative precisano che stavolta non si seguirà il modello delle task force “stile Colao”, ma si prenderà spunto da quello di “Strategia Italia”. Il Premier – che avrà comunque l’ultima parola – presiederà una cabina di regia politica – composta dai ministri dell’Economia, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture, del Sud, dell’Innovazione e forse anche da rappresentanti di Comuni e Regioni – chiamata a decidere come ripartire il tesoretto.

Toccherà poi ad un organismo tecnico-amministrativo (di cui faranno parte esperti dei vari settori, esterni all’amministrazione, alti burocrati e funzionari di Stato.) A dirigere l’orchestra una figura che verrà individuata e nominata dall’esecutivo.

Il dibattito sul Recovery Fund destinato a prendere quota nei prossimi giorni, non ha di certo neutralizzato quello ben più insidioso sul MES, una bomba ad orologeria sulla quale l’esecutivo rischia di inciampare. La posizione di Conte è nota ai più: con il sì al Recovery, sperava di sganciare il Fondo salva Stati ma a guastare i suoi piani ci hanno pensato  Zingaretti,  Speranza e Renzi che sono tornati alla carica per chiedere al più presto e senza rinvii l’attivazione prestito di 36 miliardi per la riforma del sistema sanitario nazionale con i “ribelli” grillini pronti a dare battaglia.

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