Tamponi da Brescia agli Usa su cargo militare: cosa sta accadendo

In piena emergenza Coronavirus, scoppia il caso tra l'azienda bresciana Copan e alcune testate giornalistiche. Ecco come stanno le cose

In piena emergenza Coronavirus, con la Lombardia in ginocchio, il Sistema sanitario italiano a rischio collasso per le terapie intensive e la possibilità di nuove e più forti misure restrittive, un’azienda italiana vende mezzo milione di mascherine agli Usa.

Il caso Copan

È quanto accaduto a un’azienda di Brescia, che ha venduto mezzo milione di kit per il Covid-19 agli Stati Uniti, addirittura attraverso l’intervento della Guardia nazionale americana. La conferma è arrivata dal portavoce del Pentagono, Jonathan Hoffman. Un cargo C-17 d’emergenza della Guardia nazionale americana ha portato negli Usa, all’aeroporto di Memphis, il carico partito da Aviano.

L’azienda fornitrice è la Copan Diagnostics di Brescia, che da sempre produce tamponi. Considerata un’eccellenza nel settore e balzata agli onori della cronaca in queste settimane, la Copan ha aumentato la produzione negli ultimi mesi proprio a causa dell’emergenza Coronavirus, arrivando a realizzare 5 milioni di pezzi al mese.

I tamponi vengono acquistati dalla Regione Lombardia ma anche da governi stranieri, tra cui la stessa Cina, il Giappone, la Corea del Sud e gli Stati Uniti. Proprio negli Usa, in California, c’è un’altra sede dell’azienda.

Il carico da Brescia agli Usa su cargo militare

Il carico è poi stato rapidamente trasferito su un aereo commerciale e distribuito in tutti gli Stati Uniti, in modo da affrontare l’emergenza resa ancora più grave dall’assenza di kit per testare i pazienti. Una foto dell’aereo è persino finita su Instagram. Si vede chiaramente il C-17 con il carico di scatole di tamponi. La vicenda ha immediatamente scatenato reazioni avverse. In molti, giornali, analisti e gente comune, hanno gridato allo scandalo.

La missione americana era cominciata lunedì pomeriggio dalla base militare di Aviano (Pordenone) e si è conclusa nella notte tra ieri e oggi a Memphis. Altre operazioni come questa sarebbero attese nei prossimi giorni. “Ci sono molte parti da testare – ha aggiunto il generale di brigata dell’areonautica, Paul Friedrichs –. I tamponi verranno usati per raccogliere i campioni dall’individuo sottoposto al test, il liquido finisce dentro il tampone, che è ciò che abbiamo importato dall’Italia”.

Il vero problema dell’Italia

L’azienda è intervenuta immediatamente precisando di aver fornito in Italia “un milione e 100mila kit di prelievo dall’inizio della crisi” e spiegando che si è dovuto utilizzare un volo militare perché era l’unico disponibile. In Italia, poi, non mancherebbero i test, cioè i kit per il tampone, ma la capacità di analizzarli: “Se nel Paese i test effettuati risultano di meno è perché le forniture sono in quantità superiore alle capacità di svolgere gli esami nei laboratori italiani”, ha dichiarato al Corriere della Sera Lorenzo Fumagalli della Copan.

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa di risposta di Copan, che fa riferimento all’articolo uscito su La Repubblica:

Copan Italia è un’azienda bresciana, ed è il principale produttore al mondo di sistemi di prelievo e conservazione per la microbiologia. Da anni serviamo il mondo intero con i nostri dispositivi e, in questa fase di pandemia globale, stiamo lavorando incessantemente per fornire i famosi “tamponi”, in Italia e ovunque servano. Va chiarito che il tampone è solo il dispositivo di prelievo del campione; altre aziende nel mondo si occupano di produrre e commercializzare i test diagnostici a cui i tamponi sono sottoposti in laboratorio.

Nelle ultime settimane abbiamo consegnato agli ospedali italiani oltre 1 milione di tamponi; dall’inizio dell’epidemia, ad oggi, 19 marzo 2020, in Italia sono stati effettuati circa 200.000 test. È evidente che in Italia i tamponi non scarseggiano, tanto che non sono soggetti ad alcuna restrizione all’export, diversamente da altri articoli per uso medicale. Copan da decenni esporta negli Stati Uniti mediante distributori, che servono sia il settore pubblico sia il privato.

A causa della scarsità di aerei-merci e dell’acuirsi della crisi Coronavirus, il governo USA ha recentemente organizzato un ponte aereo con un cargo militare per trasportare urgentemente i nostri tamponi. Altre spedizioni sono state programmate nella stessa modalità, anche perché la quantità inviata non è certo “impressionante” rispetto alla popolazione e soprattutto al numero di test che possono essere effettuati settimanalmente nei laboratori Nordamericani.

Non c’è stata nessuna operazione in sordina, la merce è stata regolarmente sdoganata e ceduta a prezzo di mercato, Copan non ha venduto ad alcun governo. E, soprattutto, nessun tampone è stato tolto ai bresciani, ai lombardi, agli Italiani o agli Europei.

L’articolo di Repubblica contiene una serie di inesattezze ed allusioni e sta arrecando un grave danno all’immagine di Copan: basta dare un’occhiata alle reazioni di sdegno suscitate dallo stesso sui social media a poche ore dalla pubblicazione. Ci risulta, inoltre, che il contenuto sia già stato ripreso da altri organi di stampa e mezzi di comunicazione, ad aggravarne ulteriormente l’impatto. Per avere risposta ai tanti interrogativi sollevati sarebbe bastato consultarci.

Il contraddittorio avrebbe anche consentito di comprendere quanto il ritratto a tinte fosche che emerge dalla lettura dell’articolo sia distante dall’etica che contraddistingue il nostro gruppo di persone che, con sacrifici enormi, sta dando il suo contributo alla corretta diagnosi del Covid-19, ovunque nel mondo. Copan si riserva di agire nelle sedi giudiziarie competenti per tutelare la propria immagine.

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