Svizzera, addio al segreto bancario. Cosa cambia, anche per l’Italia

La norma, in vigore da novembre, può incidere anche sulla nostra legge di Stabilità

Finisce l’era della storica protezione della privacy per i titolari di conti correnti in Svizzera? Non del tutto, ma quasi. Perchè il Consiglio Federale elvetico ha approvato una legge che rimuove il segreto bancario a partire dall’1 novembre di quest’anno, e che obbliga gli istituti a fornire – su richiesta delle autorità inquirenti straniere – informazioni relative ai conti bancari e alle transazioni di capitali, attualmente coperte dal segreto bancario. Tuttavia lo stesso segreto bancario potrà essere mantenuto in caso di interesse nazionale e ordine pubblico.
 
DECISIONE STORICA – Si tratta di una decisione storica, perchè proprio grazie alla segretezza dei suoi istituti bancari la Svizzera ha visto negli anni ingenti capitali fluire da altri paesi. E non per nulla la decisione è stata assunta per cercare di allentare la pressione internazionale concentratasi su Berna, costretta negli ultimi anni a firmare accordi bilaterali onerosissimi, che prevedono un risarcimento una tantum alle casse di stati stranieri, in rapporto ai capitali esportati illegalmente in Svizzera da parte di propri cittadini sfuggiti al fisco. Proprio in seguito a tali pressioni, del resto, già Oggi Ubs e Crèdit Suisse pretendono che i clienti stranieri che intendono portare denaro presso le loro filiali elvetiche dimostrino di essere in regola con il fisco del loro paese d’origine.
 
PATTO DI RUBIK – Un accordo bilaterale di quel tipo, detto Patto di Rubik, fu impostato anche con l’Italia, laddove Berna si impegnava a raccogliere le tasse per conto del governo di Roma sui conti degli italiani nelle banche svizzere. In cambio gli istituti elvetici avrebbero potuto continuare a garantire ai propri clienti l’anonimato e a negare l’accesso automatico alle informazioni. L’accordo naufragò però in dirittura d’arrivo: l’allora governo Monti preferì interrompere le trattative e rinunciare al rientro di una cifra compresa fra i 50 e i 150 miliardi (a seconda della percentuale che si sarebbe decisa per autorizzare il rietro) per evitare accuse di un ulteriore condono fiscale.
 
COME IMPATTA SULLA NOSTRA LEGGE DI STABILITA’ – Nella legge di Stabilità varata a inizio settimana, e che si appresta ora ad affrontare il percorso parlamentare, Letta e Saccomanni hanno previsto di raccogliere ulteriori risorse (non ancora contabilizzate) provenienti da una norma sul rietro dei capitali illecitamente esportati all’estero. Evidente che la caduta del segreto bancario svizzero può decisamente facilitare l’operazione.
 
PROBLEMA EVASIONE – Il problema dell’evasione fiscale, però, non è affatto risolto. A rischio sono infatti coloro che hanno esportato in Svizzera denaro senza averlo comunicato al fisco, e avendo aperto un conto intestato a proprio nome. Tuttavia, basterebbe intestare il conto a un fiduciario con residenza in qualche paradiso fiscale o spostare i conti intestati a proprio nome in filiali straniere degli stessi istituti elvetici, per farli rientrare successivamente all’entrata in vigore della legge. La rimozione del segreto, infatti, dovrebbe riguardare solo i conti intestati a cittadini stranieri presso un istituto in Svizzera, non già pure presso le filiali di questi all’estero.

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