Danni oltre i 100 milioni di euro: ecco quanto vale lo stop degli spot legati alle scommesse

Il decreto dignità rischia di generare enormi perdite per il sistema calcistico nazionale

Una nuova proposta nata dal Movimento Cinque Stelle e portata avanti dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio sta provocando forti polemiche, soprattutto nel mondo del calcio. Il leader pentastellato ha infatti deciso di vietare che sulle maglie delle squadre che giocano in Italia non saranno permesse sponsorizzazioni da parte delle società di scommesse.

A spiegare la motivazione di questa decisione è Davide Zanichelli, parlamentare e membro della Commissione Finanze: «Lo stop alla pubblicità e alle sponsorizzazioni sul gioco d’azzardo è il primo passo per far rientrare questo settore nella normalità dopo 15 anni di liberalizzazione selvaggia, che ha portato gli italiani a spendere 102 miliardi di euro l’anno per tentare la sorte».

Queste cifre così elevate terminano solo parzialmente nelle casse dello Stato, che annualmente riceve appena 9 miliardi di euro. Troppo poco, secondo il Movimento Cinque Stelle, anche perché molte famiglie sono sul baratro della ludopatia.

Se da un lato la decisione politica sembra voler tutelare le famiglie italiane, dall’altro creerebbe grandi scompensi nel mondo del calcio. Ed è per questo che si è alzato all’unisono il coro di proteste da parte di tanti dirigenti, dal presidente del Genoa Enrico Preziosi all’Amministratore Delegato del Bologna Claudio Fenucci, passando per il Direttore Generale della Roma Mauro Baldissoni.

Questa misura provocherebbe infatti ingenti perdite soprattutto per le squadre di calcio, che dagli sponsor legati alle scommesse racimolano ogni anno 100 milioni di euro. Le perdite rischierebbero di mandare in crisi il sistema calcistico italiano e di fargli accumulare un ulteriore ritardo rispetto alle altre nazioni dell’Unione Europea.

Basti pensare a quanto accade nella Premier League inglese, in cui quasi la metà delle squadre ha inserito una società di gioco digitale tra gli sponsor sulle maglie e tutte firmano accodi milionari con le compagnie di scommesse, generando un giro d’affari notevole. Secondo l’agenzia specializzata Agimeg, nel Regno Unito le sponsorizzazioni sono la seconda fonte di fatturato per i club ed eliminarle potrebbe far collassare l’intero sistema.

In Francia le squadre sono persino più tutelate dallo Stato, perché, oltre alle sponsorizzazioni, ogni anno una parte del gettito delle scommesse arriva nelle loro casse. In questa situazione, eliminando le sponsorizzazioni delle società di scommesse, il calcio italiano rischia di diventare un campionato di seconda fascia. Il decreto dignità che contiene anche la norma sulle sponsorizzazioni non ha però chiarito la compatibilità di queste norme con quanto accade a livello comunitario. Secondo la bozza di decreto stilata da Di Maio, qualora squadre inglesi o francesi dovessero competere con quelle italiane, la sponsorizzazione potrà essere mostrata previo pagamento di una sanzione pari al 5% del suo valore, con una multa minima di 50mila euro.

Secondo il decreto voluto dal Movimento Cinque Stelle, le società di scommesse che rientrano nel cosiddetto gioco legale perché hanno ottenuto una concessione da parte dei Monopoli di Stato, non potrebbero neppure fare pubblicità online, mentre i bookmaker esteri senza autorizzazione italiana potranno fare pubblicità convogliando gran parte della raccolta sul gioco non autorizzato. Una situazione davvero delicata, sia per le agenzie di scommesse che per l’intero mondo del calcio, che, nel caso di lasciapassare per il decreto dignità dovrebbe fronteggiare enormi perdite in bilancio.

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