Stipendi parlamentari, il deputato: “Contro la demagogia ce li raddoppiamo”

Marcolin: "I veri sprechi sono legati all’inefficienza della macchina amministrativa"

Nei giorni in cui è in commissione Affari costituzionali la proposta del Movimento 5 Stelle di riduzione dell’indennità parlamentare, sforbiciata ai rimborsi per le spese di alloggio (la cosiddetta diaria), di viaggio e per l’esercizio del mandato – terreno di scontro col Pd che invece rivendica i risparmi dati dalla riforma costituzionale – un deputato di Scelta civica sceglie di andare decisamente controcorrente. Marco Marcolin, eletto nelle file della Lega alle ultime elezioni, ex tosiano successivamente transitato in Fare! per poi approdare, di fatto, in maggioranza, nel nuovo gruppo parlamentare nato dalla sinergia tra Ala e Scelta civica e creato dal viceministro Enrico Zanetti con il sostegno di Denis Verdini, rivendica la propria proposta di raddoppiare gli stipendi dei parlamentari.

“Per rispondere alla demagogia di Beppe Grillo e di chi prova a rincorrerlo sul proprio terreno, presenterò una proposta di legge per raddoppiare lo stipendio dei parlamentari. Bisogna smetterla – rivendica Marcolin a Il Fatto Quotidiano – di prendere in giro i cittadini sottovalutando il loro grado di preparazione e di informazione. Il vero problema dei costi della politica non riguarda lo stipendio dei parlamentari – garantisce – ma gli sprechi e l’inefficienza della macchina amministrativa. Rincorrere la guerra populista alla casta portata avanti dal M5s significa abbassare drasticamente la qualità del dibattito e della composizione del Parlamento, dal momento che saranno sempre meno i professionisti disposti a farsi eleggere per guadagnare di meno ed essere insultati e diffamati da chi fino a pochi giorni prima di diventare parlamentare era disoccupato”.

I lavori parlamentari hanno evidenziato anche altre proposte: quella di Renato Brunetta (Forza Italia) prevede che l’indennità dei parlamentari venga calcolata sulla base del reddito pregresso, il che significherebbe pagare di più con denaro pubblico chi era già più ricco. Non troppo distante la proposta del viceministro dell’Economia Zanetti, che ha suggerito di riconoscere a deputati e senatori uno stipendio pari a quello che il parlamentare ha dichiarato in media negli ultimi 3 anni prima di essere eletto.

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