Stipendi dei manager, tetto massimo a 588mila euro per legge. Parte la raccolta firme

Una proposta di legge della Cisl per mettere un limite alle super-retribuzioni dei dirigenti d'azienda. Ecco come funziona il termometro della diseguaglianza

Quando è troppo è troppo. Fa parte delle normali regole dell’economia di mercato che alcuni guadagnino più di altri. Il problema, specie in tempi di crisi, è "quanto" di più, "Gli stipendi dei top manager italiani sono esorbitanti e molto oltre la media europea": lo dice il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, presentando la proposta di legge appena depositata che fissa un tetto massimo alle retribuzioni dei dirigenti d’azienda. Il limite proposto è di 588mila euro all’anno. E ora parte la raccolta delle 50mila firme necessarie per portarla in Parlamento.

Con la disoccupazione che morde e il potere d’acquisto delle famiglie sempre più debole, la questione dei super-stipendi si fa bollente. In Svizzera sono riusciti a bloccarli con un referendum. Da noi la Fiba Cisl – sindacato dei bancari – ci prova ora con una proposta di legge di iniziativa popolare. L’obiettivo del sindacato è arrivare a 100mila firme, il doppio di quelle richieste per legge.

Il testo appena depositato in Cassazione, come vuole la procedura, fissa un limite preciso: 294mila euro all’anno per la retribuzione fissa con un rapporto di 1 a 1 – cioè altrettanto – per quella variabile (bonus ecc.). In totale un massimo di 588mila euro, appunto.

Un manager guadagna fino a 100 volte
un impiegato

Secondo i calcoli della stessa Cisl, nel 2012 la media delle retribuzioni dei direttori e degli amministratori delegati dei principali gruppi bancari e assicurativi italiani è stata di 42 volte superiore alla media delle retribuzioni previste nei rispettivi contratti nazionali, con punte di 108 volte. Giulio Romani, segretario di Fiba Cisl denuncia: "Soprattutto quelli in uscita, che sono uno scandalo: basti pensare ai 40 milioni di Alessandro Profumo e ai 4 milioni per Antonio Vigni".

Ricchi e poveri si allontanano

Un fenomeno che rientra perfettamente nell’impennata dell’Indice di Gini, il più diffuso termometro delle diseguaglianza. Misura la distribuzione della ricchezza (cioè redditi e patrimoni) all’interno di una popolazione e oscilla tra due valori estremi (e perciò inesistenti nella realtà):
0 indica il massimo dell’uguaglianza, cioè ogni soggetto possiede la medesima quota di ricchezza;
1 indica il massimo della disuguaglianza, cioè un soggetto possiede tutta la ricchezza nazionale e gli altri nulla.

In Italia attualmente questo valore è misurato a 0,32, un punto sopra la media europea: ciò significa che da noi la distribuzione della ricchezza è meno equa. Ma soprattutto è interessante notare che l’indice è andato riducendosi di anno in anno fino al 2009 e da quel momento ha iniziato a crescere. In altre parole, con la crisi molti si sono impoveriti ma qualcuno si è arricchito. (A.D.M.)

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