Stipendi più bassi del 2007: quanto guadagnano 3 italiani su 10

La condizione salariale in Italia preoccupa gli analisti, con stipendi sempre più poveri e con record in negativo rispetto agli altri Paesi europei

Uno studio della Fondazione Di Vittorio ha confrontato le 6 maggiori economie europee, ovvero Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Spagna, rilevando una situazione drammatica sulla condizione salariale del nostro Paese, dove gli stipendi lordi inviduali annui sono addirittura inferiori a quelli registrati nel 2007. Secondo gli analisti l’Italia non si è ancora ripresa dalla recessione del 2008, al contrario degli altri stati.

In Italia lo stipendio annuale lordo per ogni lavoratore era di 29.124 euro nel 2000, di 30.172 euro nel 2007 e di 30.028 euro nel 2019. Una situazione simile si verifica anche in Spagna, dove tuttavia lo stipendio lordo è passato da 26.884 euro a 26.674, fino ad arrivare a 27.468. In Germania invece si è passati da 35.835 euro nel 2000 a 36.490 nel 2007 fino ai 42.421 attuali.

Record italiano in negativo anche per il salario familiare netto, che risulta essere una percentuale che oscilla tra il 60% e il 70% di quello tedesco, anche a causa di un sistema di tassazione che penalizza il Belpaese.

Non vanno meglio i paragoni tra fasce diverse di lavoratori all’interno del nostro Paese. Si passa dai 5.641 euro di salario effettivo dei lavoratori a tempo determinato, con orario part time discontinuo (sono l’11% della forza lavoro in Italia) ai 35.956 di chi lavora con contratto a tempo indeterminato, full time e ha la garanzia della continuità (38,8%). Una forbice di oltre 30mila euro.

Da noi quasi 1 italiano su 3, il 27% dei dipendenti, ha retribuzioni inferiori ai 15mila euro lordi all’anno.

In Italia si lavora di più ma si viene retribuiti di meno, considerando l’alto numero medio di ore lavorate all’anno per dipendente e la minor quota salari in percentuale del Pil. A far abbassare la media nazionale potrebbero influire i cambiamenti della struttura della forza lavoro occupata rispetto al resto dell’Eurozona. Abbiamo una maggiore presenza di professioni meno qualificate, e dunque meno retribuite.

I lavoratori privati, viene evidenziato nello studio, percepiscono salari inferiori alla media italiana. Le politiche adottate con la crisi del 2008, per recuperare competitività con la moderazione salariale, potrebbero aver contribuito al declino economico italiano e aumentato le divergenze tra l’Italia e le maggiori economie dell’Eurozona.

Attraverso il consolidamento fiscale, con tagli alla spesa pubblica e tassazione dei redditi più bassi, e una struttura produttiva composa da piccola e media impresa, la moderazione salariale ha disincentivato gli investimenti privati. Questo cambiamento in negativo non ha solo influenzato i lavoratori, ma anche le imprese stesse. In un quadro macroeconomico, infatti, diminuisce la domanda aggregata: con stipendi più bassi, i consumi sono inferiori.

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