Stipendi in aumento, buone notizie dopo lo stallo: i soggetti interessati

Le buste paga degli italiani tornano a crescere dopo nove anni, beneficiati gli statali

Notizie che i lavoratori italiani aspettavano da tanto tempo: dopo anni di calo e di calma piatta tornano a crescere gli stipendi, seppure di poco e soprattutto per alcune categorie. Lo comunica l’Istat nel suo annuario statistico. Ecco cosa bisogna sapere.

L’Istituto nazionale di statistica ha fatto sapere che nel 2019 le retribuzioni contrattuali orarie degli italiani sono cresciute dell’1,5%. Un aumento, ha spiegato l’ente, determinato “per più di due terzi dai miglioramenti economici intervenuti nell’anno”. A crescere sono state soprattutto le buste paga dei dipendenti pubblici, che hanno segnato un +2,6% dopo il blocco contrattuale che durava dal 2010.

Aumenti degli stipendi per i dipendenti della Pubblica amministrazione sono previsti, poi, dalla Manovra economica 2020.

Per quanto riguarda il settore privato, la crescita delle retribuzioni orarie è stata del +1,1%, in particolare nei servizi privati, con un +1,3%, mentre nell’industria l’aumento è stato appena del +0,9%, rileva sempre l’Istat.

Se gli stipendi aumentano, tuttavia, salgono anche le diseguaglianze. Infatti, spiega l’Istat che “all’aumentare del reddito familiare si acuiscono anche le disuguaglianze: i comuni centro area metropolitana registrano sia il più alto reddito netto medio familiare sia il più alto rapporto di disuguaglianza  Andamento opposto per i comuni fino a 50 mila abitanti che si caratterizzano per avere il reddito più basso accompagnato dalla disuguaglianza dei redditi più bassa”. Nei grandi centri urbani, dunque, si guadagna di più ma sono maggiori gli squilibri tra redditi alti e redditi bassi. In provincia invece, si guadagna di meno ma il divario è inferiore.

La situazione cambia, invece, se si prende in considerazione il dato della retribuzione su base regionale. Al Nord Italia, infatti, dove gli stipendi sono in genere più alti, le diseguaglianze di reddito sono inferiori rispetto al Sud. Questo vale soprattutto per il Nord-est, l’area più ricca d’Italia, dove il reddito medio familiare è di 41.019 euro, più elevato della media italiana di 36.293 euro.

Le differenze territoriali tra gli stipendi degli italiani sono state già evidenziate nell’analisi dell’Osservatorio JobPricing che nei giorni scorsi ha pubblicato il suo report sulle remunerazioni annue lorde in Italia. Invece, in termini di retribuzione oraria mediana le discriminazioni non riguardano solo Nord e Sud, ma anche uomini e donne, lavoratori più anziani e giovani, italiani e stranieri.

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