Stime Istat e spettro recessione: a rischio i patti con Bruxelles

Attesa per le stime Istat di giovedì. Si prevede un Pil tra -0,1 e +0,1%.

Dopo la doccia fredda dei dati sul primo trimestre 2014, a palazzo Chigi e dintorni c’è molta attesa per i dati Istat sul Pil del secondo trimestre in arrivo giovedì. Se dopo il -0,1% dei primi tre mesi arriverà un altro -0,1%, sarà recessione tecnica, e il governo lo teme tanto da aver ristretto la forchetta anticipata dall’Istituto di statistica a fine giugno: l’Istat prevedeva infatti allora un Prodotto interno lordo oscillante tra -0,1% e +0,3%, intervallo ora compresso, nelle valutazioni dello staff economico di Palazzo Chigi, tra -0,1 e +0,1%.

PROSPETTIVE – Numeri che potrebbero costringere il governo a rivedere la strategia economica fin qui impostata, con variazioni importanti da apportare entro settembre al Def, il Documento di economia e finanza, laddove il Pil per quest’anno era previsto a +0,8%. E probabilmente con una manovra correttiva da mettere in pista in autunno, come ormai si vocifera anche negli ambienti più vicini all’esecutivo.

RISCHIO EUROPA – Due trimestri consecutivi col Pil sotto zero e margini di manovra ridotti per ribaltare la tendenza nel secondo semestre significano anche e soprattutto una revisione 0dei patti, più o meno espliciti, con l’Europa. Le richieste di deroghe e flessibilità extra che il governo si preparava a fare a Bruxelles durante il semestre di presidenza italiano, in assenza dei cosiddetti compiti fatti a casa, rischiano di trasformarsi in una domanda di sconti perché il Paese non ce la fa. Tanto che finirebbe per essere a rischio anche il rispetto del Fiscal Compact. Se la crescita viene ridotta dallo 0,8% allo 0,3%, modificando il Def, il deficit sale da 2,6 a 2,8%, mettendo fortemente a rischio gli sconti sul cofinanziamento dei fondi europei e le risorse in più per bonus e investimenti facendo lievitare il deficit. Il quale si alzerà da solo, perché il Pil scende.

CENERENTOLA D’EUROPA – In questo senso fa male anche il paragone con gli altri "malati" d’Europa, visto che la Spagna ha innescato un minimo di crescita (sopra l’1%) e persino dalla Grecia trapelano segnali positivi.

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