Stiglitz: “Il problema dell’Eurozona è la Germania, non la Grecia”

Il Nobel: "Anche se è stato un esperimento per unire, niente ha diviso l'Europa tanto quanto l'euro"

Anche il premio Nobel per l’economia Josep Stiglitz ha voluto dire la sua sulle recenti dinamiche interne all’Eurozona, che dopo la vittoria di Syriza nelle elezioni politiche greche ha a che fare con il rischio default del paese ellenico. Il professore della Columbia University è infatti uno dei 18 economisti di spicco co-autore di una lettera nella quale si sostiene che l’Europa trarrebbe beneficio dal dare alla Grecia un nuovo inizio attraverso la riduzione del debito.

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ERRORI – "La Grecia ha fatto diversi errori …  ma l’Europa ha reso questi errori ancora più grandi ", ha detto Stiglitz alla CNBC. " La medicina che le hanno dato era velenosa. Ha portato il debito a crescere e l’economia a rallentare. Quella greca non è l’unica economia in difficoltà sotto l’euro e per questo è necessario un nuovo approccio – ha aggiunto Stiglitz – le politiche che l’Europa ha rifilato alla Grecia non hanno funzionato e questo è vero anche per la Spagna e altri paesi del sud Europa."

INTEGRAZIONE – "Se la Grecia lascia la zona euro starà effettivamente meglio – prosegue l’economista -. Ci sarà un periodo di adattamento. Ma la Grecia inizierà a crescere. Se ciò accade, si verificherà poi in Spagna e Portogallo, c’è una via alternativa a questa medicina tossica. Insistendo che è meglio per l’Europa e il mondo mantenere intatto l’euro, il Premio Nobel ha sostenuto che mantenere la moneta unica insieme richiede più integrazione. "C’è un programma economico incompiuto sul quale la maggior parte degli economisti concorda, tranne la Germania". (Continua sotto)

DEBITO MAI SCESO – A fare da eco a Stiglitz anche l’economista italiano, docente del Politecnico di Milano, Fabio Sdogati, che ha parlato sul proprio blog Scenari Economici (corredato da dati e grafici) del rapporto fra le politiche di austerità e il debito dei Paesi in difficoltà. Scrive Sdogati:

NON È VERO che l’austerità abbia generato il risanamento progressivo del debito pubblico e dell’economia nel suo complesso. La buona teoria economica lo diceva, lo dice e lo dirà. Il resto è ideologia. 

Esistono quattro soli motori capaci di far ripartire le economie in stallo – prosegue -. Tutti, ovviamente, motori della domanda, senza la quale le imprese prima rallentano la produzione e poi dismettono (il percorso è, purtroppo, assai ben conosciuto: pur se con qualche variante, blocco degli straordinari, poi blocco del turnover, poi prepensionamenti, poi cassa integrazione… E a ogni passo lungo questo percorso la domanda cade, poiché cadono i redditi di chi lavora e spende). I quattro motori sono: le famiglie, che spendono per beni di consumo; le imprese, che spendono in beni di investimento; l’estero, cioè la domanda "loro" di produzione "nostra" al netto della domanda "nostra" di produzione "loro"; il governo".

Che famiglie e imprese spendano durante fasi di recessione che si alternano a stagnazione è, evidentemente, un qualcosa che può credere solo chi crede nel potere salvifico dei mercati come si crede a Biancaneve. 

Che "loro" comprino tante nostre esportazioni è dura da credere, anche se ciò che da noi sono recessioni alternate a stagnazione da loro è solo stagnazione. Rimane solo il governo. Ma i governi europei non vogliono spendere. Non lo fanno dal 2009. E anzi hanno adottato la fede del pareggio di bilancio e della riduzione del debito. Bene: avete visto l’ammontare del debito ridursi? Ricordate il governo del professor Monti? Ricordate l’obiettivo di riduzione del debito?

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