Statali, ai dirigenti 800 milioni di premi. La denuncia di Bankitalia

Per i premi dei dirigenti della pubblica amministrazione conta solo l’età: più si è anziani, più si guadagna

Ogni anno finiscono nella busta paga di 48mila dirigenti pubblici 800 milioni di premi, senza o quasi alcuna giustificazione reale. Al contrario, si registra un “sostanziale appiattimento dei premi erogati, il cui ammontare risulta influenzato solamente dall’età”. Più si è anziani, più si guadagna: per ogni anno di età la gratifica si alza del 6%.

A fare luce sulle cosiddette pagelle dei dirigenti pubblici, e relative conseguenze in busta paga, è uno studio condotto da due economiste della Banca d’Italia, Roberta Occhilupo e Lucia Rizzica. Il rapporto prende a campione 2.159 dirigenti ministeriali, osservando che “in media la retribuzione di risultato è pari a circa il 9% della retribuzione totale per i dirigenti di prima fascia e al 12% per quelli di seconda”.

GUADAGNI MAGGIORI AI PIU’ ANZIANI – In genere i premi vengono dati quasi nella stessa misura a tutti i manager. Al Tesoro tutti i dirigenti di seconda fascia ricevono 6.900 euro. Alla Salute 11 “manager” di prima fascia su 12 prendono 32 mila euro. Ma in qualche caso non sporadico c’è una certa differenziazione. Riceve di più chi ha più competenze tecniche? Chi ha più esperienza? Chi conosce meglio le lingue? Chi possiede un titolo post-laurea? Niente affatto. Prende di più chi è più anziano. Solo l’età – denuncia il rapporto di Bankitalia – è all’origine della diversa distribuzione di premi, quando c’è. “Ogni anno di età in più determina un aumento del premio del 6%”.

NON CONTA IL TITOLO DI STUDIO – “Il possesso di un titolo di studio post-laurea, la conoscenza delle lingue straniere, le esperienze lavorative pregresse, invece, non incidono sulla retribuzione di risultato. Neanche le competenze tecniche del dirigente sembrano avere un peso: i dirigenti che ricoprono cariche nei settori affini a quello di laurea ricevono una retribuzione di risultato pari a quella degli altri”.

REGOLE RIGIDE E FARRAGINOSE – Le conclusioni della ricerca portano a parlare di “inefficacia dell’attuale sistema di valutazione”, additando tra le cause dell’insuccesso “regole rigide e farraginose che si applicano in modo indifferenziato” indipendentemente dal tipo di amministrazione, “una carente programmazione degli obiettivi strategici” e “l’insufficiente autonomia gestionale e organizzativa riconosciuta ai dirigenti”.

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