Startup innovative finanziate con il crowdfunding. Regole e cautele della raccolta fondi sul web

Una buona idea di business può trovare finanziatori su Internet scavalcando i circuiti ufficiali. Lo prevede il decreto sviluppo. Ora la Consob fissa le regole

Tante gocce fanno un oceano. E’ questa l’idea che sta dietro il crowdfunding, l’ultima variante del fund raising per le start-up innovative. Troppo inglese? Stiamo parlando della nuova forma di finanziamento "dal basso" tramite Internet per avviare nuove iniziative imprenditoriali. Si tratta in pratica di raccogliere fondi sulla rete coinvolgendo un alto numero di investitori non professionali (piccoli risparmiatori) ognuno dei quali si impegna con importo limitati.

Un fenomeno che si sta diffondendo con la velocità tipica delle iniziative che viaggiano in rete. La crisi e la contrazione dei canali di accesso al credito tradizionali hanno spinto questo nuovo strumento di finanziamento. Chi ha una buona idea di business ma non i capitali per realizzarla può rivolgersi a una sterminata platea di potenziali finanziatori su internet, scavalcando i circuiti ufficiali (banche e venture capitalist professionali). E’ necessario però trovare la vetrina giusta per presentare l’idea, sostenuta da un robusto business plan.

Le "vetrine" sono i siti di crowdfunding che stanno cominciando a nascere, dove si incontra la domanda e l’offerta di capitali. Ma trattandosi appunto di una "folla" di finanziatori, si è subito avvertita l’esigenza di fissare alcune regole chiare a tutela di chi ci mette i soldi e anche di chi li riceve.

In Italia è la Consob che si sta occupando della questione. Con due step:

• un questionario sulla raccolta di capitali di rischio via internet rivolto a tutti i soggetti coinvolti (potenziali gestori di piattaforme online di crowdfunding, investitori potenziali e professionali, start-up innovative);
• un regolamento che dovrà essere emanato entro il 19 marzo prossimo e che autorizzerà i gestori alla raccolta di capitali.

Nel decreto sviluppo una spinta per le start-up

Il tutto ha preso il via con l’ultimo decreto sviluppo che ha introdotto una nuova disciplina per la start-up innovative. Sono considerate tali le società di capitali (anche cooperative) non quotate che possiedono i seguenti requisiti:

• maggioranza delle quote o azioni detenute da persone fisiche;
• costituite da non più di 48 mesi e non a seguito di fusione, scissione o cessione societaria;
• sede principale in Italia;
• valore della produzione annua, a partire dal 2° anno di attività, inferiore ai 5 milioni di euro;
• nessuna distribuzione di utili;
• sviluppo e commercializzazione di prodotti/servizi innovativi ad alto valore tecnologico come oggetto sociale esclusivo;
• almeno uno tra le seguenti caratteristiche: 1) spese in ricerca e sviluppo superiori al 30%; 2) impiego di ricercatori oltre 1/3 della forza lavoro complessiva; 3) titolarità di un brevetto industriale o biotecnologico.

Il decreto sviluppo ha previsto per queste società, oltre ad agevolazioni fiscali e lavorative, anche una disciplina che favorisca la raccolta di capitale di rischio online, il crowdfunding appunto. In quest’ottica, i finanziatori della start-up possono detrarre dall’Irpef il 19% dell’investimento. (A.D.M.)

 

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Startup innovative finanziate con il crowdfunding. Regole e cautele de...