Standard & Poor’s e Fitch, 7 dirigenti a giudizio per condotte illecite sul debito sovrano italiano

L'accusa è di manipolazione del mercato continuata e pluriaggravata. La corte dei Conti del Lazio: "danno erariale da 120 miliardi di euro". La 'dittatura del rating' comincia a vacillare?

La procura di Trani ha chiesto il rinvio a giudizio, per sette dirigenti delle due principali agenzie di rating operanti a livello mondiale: Standard & Poor’s e Fitch, nell’ambito dell’inchiesta sulle oscillazioni di borsa ritenute anomale fra il 2010 e il 2012, in seguito alle modalità delle valutazioni delle agenzie sul rating sovrano dell’Italia.
L’accusa fa rimento all’ipotesi di condotte illecite, nella fattispecie si parla di manipolazione del mercato continuata e pluriaggravata.

In particolare cinque dipendenti apicali di Standard & Poor, secondo i magistrati ‘ponevano in essere una serie di artifici’ tanto nell’elaborazione, quanto nella ‘diffusione’ dei rating sul debito sovrano italiano ‘concretamente idonei a provocare’: 1) una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizi dell’Italia sui mercati finanziari; 2) una sensibile alterazione del valore dei titoli di Stato italiani, segnatamente un loro deprezzamento; 3) un indebolimento dell’ Euro.

Secondo la Procura di Trani dirigenti e analisti indagati fornivano intenzionalmente ai mercati finanziari un’informazione tendenziosa e distorta (come tale, anche falsata) in merito all’affidabilità creditizia italiana ed alle iniziative di risanamento e rilancio economico adottate dal Governo italiano, in modo da disincentivare l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne, così, il loro valore.
Imputazioni analoghe anche per i due dirigenti di Fitch, accusati di generare un deprezzamento dei titoli azionari e obbligazionari italiani a causa delle informazioni tendenziose, distorte e falsate fornite ai Mercati finanziari (avrebbero fornito anticipazioni pubbliche dell’imminente declassamento dell’Italia non ancora ufficialmente decretato).

La Corte dei conti del Lazio (la cui Procura ha avviato un’indagine parallela), ha stimato in 120 miliardi di euro il danno erariale provocato dalle manipolazioni di mercato fatte dalle agenzie di rating.
Entrambe le agenzie respingono le accuse.

La notizia del rinvio a giudizio delle potenti agenzie di rating, dal cui giudizio sembra spesso dipendere la sorte di interi Stati, fa cadere il tabù della loro immunità. La dittatura del rating‘ è agli sgoccioli?
Le voci che esprimono perplessità o si ribellano allo strapotere delle “big three” sono sempre di più numerose, non ultima la Banca Centrale Europea che per contrastare lo strapotere delle agenzie sarebbe in procinto di allentare le regole che definiscono i criteri di accesso ai finanziamenti.
L’enorme potere di cui oggi godono le agenzie è anche figlio di tutte le disposizioni che fanno riferimento al rating e ovviamente attribuiscono uno status superiore ai titoli che ottengono i giudizi più alti. E’ il figlio del Mercato. Adesso ci si accorge del “conto”: “E’ il prezzo da pagare per l’enorme importanza che i loro giudizi ora rivestono o, se si preferisce, la contropartita dei lauti profitti dell’ultimo ventennio, commenta Marco Onado su Il Sole24 Ore.

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