Spunta il piano di Lega e M5S per usare l’oro di Bankitalia

Il Governo punta a mettere le mani su una parte delle riserve auree per per dirottarle sulla spesa ed evitare una manovra correttiva

Usare una parte delle riserve auree della Banca d’Italia per evitare una manovra correttiva e l’aumento dell’Iva nella legge di Bilancio del prossimo anno. Sarebbe questa l’idea del governo, voluta sia da alcuni esponenti del Movimento Cinque Stelle sia da alcune voci del Carroccio. Secondo i pentastellati dalla vendita di una parte dell’oro potrebbero arrivare 15-20 miliardi di euro, cifra sostanziosa per evitare l’aumento dell’Iva.

Come riporta la Stampa, era stata la deputata Carla Ruocco nel 2014 a chiedere per prima a Visco informazioni sull’oro di Bankitalia: “Dove è finito?”, aveva chiesto la deputata. La risposta di Visco in quella occasione fu abbastanza chiara: “È in Bankitalia, la Banca d’Italia è un’istituzione seria”. Sul blog di Grillo nei mesi scorsi, lui stesso scriveva: ”Gli altri paesi europei durante la crisi hanno venduto dal 20 al 60% del loro oro. L’Italia neanche un grammo, perché?”.

A COSA SERVE L’ORO DI BANKITALIA – La nostra Banca Centrale ha la terza riserva aurea al mondo dopo Stati Uniti e Germania. Il patrimonio è di 2.545 tonnellate metriche di lingotti d’oro affiancate da monete d’oro. L’oro è uno degli asset detenuto come garanzia della tenuta complessiva del sistema economico del paese. Come spiega lo stesso istituto centrale italiano, “le riserve auree hanno la funzione di rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano e della moneta unica. Questa funzione diviene più importante quando le condizioni geopolitiche o la congiuntura economica internazionale possono generare rischi aggiuntivi per i mercati finanziari (ad esempio, crisi valutarie o finanziarie)”. Non solo: “L’importanza delle riserve nazionali è riconducibile in primo luogo alla possibilità che la BCE richieda, al verificarsi di determinate condizioni, il conferimento di ulteriori riserve. Inoltre, le riserve nazionali consentono alla Banca d’Italia sia di espletare il servizio del debito in valuta del Tesoro (evitando così eventuali effetti distorsivi sul mercato) sia di adempiere agli impegni nei confronti di organismi finanziari internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale. Da ultimo, quale parte integrante delle riserve dell’Eurosistema, le riserve nazionali contribuiscono a sostenere e ad alimentare la credibilità del Sistema europeo delle banche centrali”.

BORGHI: L’ORO DEVE ANDARE ALLO STATO – A entrare nel merito della questione è Claudio Borghi, deputato della Lega e presidente della commissione Bilancio di Montecitorio. “Nessuno vuole toccare le riserve auree, però è aberrante che non abbiamo ancora un’interpretazione autentica. Cosa ci vuole a fare una legge per mettere nero su bianco che la proprietà dell’oro è dello Stato? Ciò non significa che il governo possa venderlo, però questa lacuna va colmata. L’oro appartiene agli italiani. Eppure non esiste legge che lo dichiari esplicitamente”. All’estero, ha spiegato Borghi, “ovunque le riserve auree sono formalmente detenute dallo Stato. La situazione anomala di Banca d’Italia deriva dalla sua storia”.
Borghi ha poi garantito che “noi le riserve auree le vogliamo tutelare e un pensierino andrebbe anche fatto al luogo dove tutto questo oro è depositato perché metà risulta conservato all’estero. Da un po’ di tempo non ci si poneva più il problema, poi una serie di curiose reticenze ne hanno favorito la riproposizione”. “Noi – ha concluso – le riserve auree vogliamo proteggerle dagli interessi stranieri. Altro che assalto a Bankitalia”.

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