“Spread reale”, Italia e Germania a confronto: abbiamo pagato 242 miliardi di interessi in più in un decennio

Maggiore è la spesa per interessi, minori le risorse che lo Stato può utilizzare per finanziare servizi ai cittadini come ad esempio scuole, ospedali e strade

Se in ambito calcistico Italia- Germania è da sempre considerato il derby d’Europa per eccellenza e un duello agguerrito, in campo economico si può dire che, purtroppo, non c’è partita.
La conferma, qualora ce ne fosse bisogno, arriva da un articolo di oggi su Il Sole 24 Ore che mette a confronto i due Paesi  certificando, una volta ancora, quanto il BelPaese sia indietro e, cosa ancora più grave specie in ottica futura, quanto lo svantaggio accumulato sin qui sia persino destinato ad aumentare da qui ai prossimi anni.

GUADAGNARE INDEBITANDOSI, IN GERMANIA E’ POSSIBILE – Partiamo da una premessa: la scorsa settimana la Germania è tornata ad emettere bond decennali a rendimenti sotto zero come non succedeva dal 2016.  Scrive il quotidiano economico: da anni il costo del debito pubblico in Germania si è di fatto azzerato. Per via dei tassi negativi la Germania si trova addirittura a guadagnare indebitandosi visto che spesso rimborsa a scadenza una cifra inferiore di quanto prende in prestito.

ITALIA E GERMANIA A CONFRONTO – Numeri alla mano prendiamo come punto di riferimento temporale l’ultimo decennio: guardando al 2010 il Paese spendeva per interessi sul debito 63,8 miliardi di euro (il 3,58% del Pil). Quest’anno, stando alle proiezioni Ameco, ne impiegherà poco più di 30 (l’1,5% del Pil). L’Italia nel 2010 spendeva poco più della Germania: 68,8 miliardi (il 3,89% del Pil).

Lo zampino della crisi ha fatto poi lievitare questa voce a 83,5 miliardi (il 4,38% del Pil) per poi scendere ai 64,62 miliardi del 2018 (il 2,86% del Pil) grazie agli stimoli monetari della Bce. Una discesa virtuosa che però si interromperà quest’anno perché lo Stato, per via della risalita dello spread, spenderà circa 5 miliardi in più di interessi secondo le stime di Ameco.

MAGGIORE E MINORE – In 10 anni la Germania ha speso ben 242 miliardi di euro in meno dell’Italia per gli interessi sul debito. Uno “spread reale” che ha un impatto concreto nella vita dei cittadini. Il binomio è piuttosto semplice: maggiore è la spesa per interessi, minori le risorse che lo Stato può utilizzare per finanziare altri servizi ai cittadini come ad esempio scuole, ospedali e strade.

Anche in ottica futura, le cose non andranno meglio:  la Germania spenderà sempre meno per il debito al contrario del nostro Paese, condannato destinata a pagare sempre di più per via dello spread. Le proiezioni Ameco per il 2019 danno il costo del debito italiano in salita dal 2,86 al 3% del Pil nel 2019 e poi al 3,1% nel 2020.

E se il futuro non sembra roseo, anche il presente di certo non sorride con l’esecutivo nel mirino delle critiche e delle bocciature, ultima delle quali, solo in ordine di tempo, quella arrivata ieri dall‘Ocse che ha letteralmente affossato Reddito di Cittadinanza e Quota 100, le due misure bandiera del Governo gialloverde. Qualche ora prima era toccato a Jean-Claude Juncker,Presidente della Commissione Europea:Noi lo avevamo previsto. Tutti noi riteniamo che la crescita arriverà allo 0,2 per cento, cioè allo zero. Sarà una sorta di stagnazione. Il che vuol dire che i problemi dell’Italia continueranno a crescere”.

SIAMO IN RITARDO DI 20 ANNI – Incalzato poi sulla bassa crescita del nostro Paese ha però precisato: “E’ in ritardo rispetto all’Europa da 20 anni. Bisognerà che l’Italia torni a scoprire gli strumenti che permetteranno di rilanciare la propria crescita. Ma dire che l’Italia costituisce un rischio è un’esagerazione” con riferimento all’allarme del Fondo Monetario Internazionale sul fatto che la bassa crescita del Pil italiano e l’alto debito pubblico potrebbero mettere a rischio altre economie.

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