Spending review: dai ministeri alle spese di rappresentanza, i tagli nel mirino del supercommissario Bondi

La spesa pubblica dichiarata "rivedibile'' per circa 295 miliardi di euro. Si comincia con oltre 4 miliardi in 7 mesi per scongiurare l'aumento dell'Iva. La sfida nelle mani di Enrico Bondi, mentre il governo chiede supporto ai cittadini con il modulo "anti-sprechi"

“Il mio nome è Bondi, Enrico Bondi. E taglio le spese”. E’ uno dei numerosi tweet che hanno per protagonista il commissario straordinario nominato dal governo “per la razionalizzazione della spesa per l’acquisto di beni e servizi”.
L’allusione all’agente segreto di Ian Fleming calza a pennello se si considera l’ardua missione affidata all’ex curatore fallimentare di Parmalat: 4,2 miliardi di tagli in 7 mesi. Per tentare di scongiurare, almeno quest’anno, l’aumento dell’Iva che dovrebbe scattare a ottobre.
A supporto dell’intervento risanatore, l’esecutivo chiede ‘aiuto’ ai cittadini, che possono contribuire segnalando direttamente al governo le spese a loro giudizio superflue, attraverso la compilazione del modulo online “Esprimi la tua opinione” (www.palazzochigi.it/GovernoInforma/spending_review/index.html).

L’attesa ‘spending review‘ (la revisione della spesa) passa così alla fase attuativa, per garantire l’effettivo risanamento della spesa pubblica, che passa soprattutto dagli sprechi e le inefficienze di ministeri e strutture centrali della pubblica amministrazione. Nel complesso, la spesa pubblica “rivedibile” nel medio periodo è pari a circa 295 miliardi di euro, stimabile a breve termine in circa 80 miliardi.

Secondo le indiscrezioni pubblicate dai quotidiani, nel rapporto messo a punto dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, nel mirino vi sarebbero in particolare cinque ministeri “Interni, Giustizia, Difesa, Istruzione ed Esteri”, che temono l’intervento severo del ‘supercommissario’ Bondi.
Il ministero presieduto da Paola Severino rischierebbe una sforbicata radicale su Tribunali e Procure, dove per le risorse impiegate nelle sedi distaccate è prevista una riduzione che consentirà di risparmiare 3.600 unità di personale amministrativo che sarà “riassegnato dove vi sono carenze”.
Un taglio drastico si indirizzerà anche verso i giudici di pace, che da 848 dovranno ridursi a 174.
La Difesa condivide con gli Interni le forze che gestiscono l’ordine pubblico, Carabinieri e Polizia. E la Difesa significa anche esercito: “il piano del ministro Di Paola già prevede di ridurre gli effettivi da 180mila a 150 mila entro il 2024”, si legge su Repubblica.it. Il Viminale, l’altro ministero più colpito rivedrà l’organizzazione su base provinciale di prefetture, vigili del fuoco, polizia di Stato le cui strutture periferiche rappresentano l’80 per cento della spesa del dicastero. Nel mirino 8 miliardi per retribuzioni, consumi intermedi e acquisto di beni e servizi.
Anche il Miur dovrà ridurre la spesa e la forbice interverrà nel riequilibrio della proporzione tra docenti e classi di alunni, riduzione organici dirigenziali, efficienza nella gestione delle supplenze, oltre che ottimizzando la spesa centrale attraverso l’utilizzo di sistemi informatici.
Nei Trasporti si parla di riforma del trasporto pubblico locale, nuove forme di sostegno all’autotrasporto, riduzione del numero delle autorità portuali, riforma della motorizzazione civile, che dovrebbe trasformarsi in una agenzia di servizi autofinanziati.

In arrivo una stretta sulle spese della pubblica amministrazione a partire da quelle per i convegni, le consulenze, le spese di rappresentanza (salvo casi eccezionali) e la gestione degli immobili pubblici, che va dalla restituzione all’Agenzia del demanio degli immobili inutilizzati a “compattamenti” di uffici.

Il lavoro di Enrico Bondi sarà integrato da quello di Francesco Giavazzi, incaricato di affrontare il tema dei contributi pubblici alle imprese e da Giuliano Amato, che dovrà invece fornire analisi e orientamenti sulla disciplina del finanziamento ai partiti.

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