Spending review, ma quale? 15 miliardi vanno in stipendi pubblici

Aziende pubbliche e partecipate addirittura in aumento. Una voragine improduttiva legata alla politica

Il termine spending review è prepotentemente entrato nel lessico quotidiano della crisi economica, giacchè i tagli alla spesa improduttiva sono da qualche tempo in cima ad ogni agenda politica. Ma se si vuole realmente intervenire sulla spesa pubblica improduttiva non si può prescindere da un dato: le società pubbliche e le partecipate, in Italia, sono in aumento a dispetto delle intenzioni di tutti (siamo a quota 8mila dopo che la Corte dei Conti ne aveva recentemente stimate circa 5.300), e ogni anno se ne vanno la bellezza di 15,1 miliardi di euro solo in stipendi. E non si parla ovviamente solo di società indispensabili i quanto a servizi, ma anche di vere e proprie idrovore di conti pubblici con un numero di addetti spropositatamente superiore al dovuto. Un lascito di un sistema politico e partitico in particolare che ha sempre utilizzato questo tipo di strumenti per la creazione ed il mantenimento del consenso.

 
I NUMERI – Alcuni dati raccolti dal Sole 24 Ore non fanno che confermare le dimensioni del problema. Nei consigli d’amministrazione siedono più di 19mila persone tra presidenti, amministratori delegati, consiglieri vari. Ma è il valore complessivo del costo del personale a dare la dimensione di un fenomeno fuori controllo: fra stipendi, gettoni di presenza e indennità si superano i 15 miliardi di euro l’anno (14 per le società e poco più di 1 per i consorzi). Senza bisogno di far rivoluzioni, con una sforbiciata razionale in questo ambito si sarebbero potuti ottenere quegli 1,6 miliardi di manovrina necessari a mantenere al di sotto del 3% il rapporto debito/Pil.
 
PARADOSSI – Ma non basta una lettura oggettiva dei numeri se non si entra nel merito dei paradossi. Un primo esempio è l’azienda forestale della Regione Calabria, per cui lavorano oltre 5.600 persone per oltre 162 milioni l’anno di esborso. ma non è solo un problema meridionale, visto che poco sotto nella classifica dei "sovradimensionati" c’è il consorzio dei servizi alla persona ex Pio Albergo Trivulzio (1.405 addetti per 600 milioni).
 
LE SOCIETA’ – Più dei consorzi sono ovviamente le società ad incidere, le grandi partecipate statali come Rai, Eni, Enav e Anas su tutte. Ma nella classifica delle prime cinque c’è anche l’Atac, l’azienda per la mobilità di Roma, che impiega oltre 11mila persone per 550 milioni l’anno di stipendi. E a seguire l’Ama, l’azienda per la raccolta dei rifiuti sempre nella capitale, con 8mila addetti per quasi 330 milioni di euro.
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