Sovraindebitamento, le famiglie potranno salvarsi anche senza accordo col creditore

Il governo allarga anche alle famiglie la possibilità già estesa alle piccole imprese: predisporre un "piano" per liberarsi dai troppi debiti

Una famiglia schiacciata dai debiti non serve all’economia. Chi ha troppi debiti non consuma e non aiuta la ripresa. Basta soltanto questa considerazione “utilitaristica” per capire che dare una mano ai privati sovraindebitati è cosa saggia. Lo ha capito il governo che ha appena approvato un nuovo disegno di legge per estendere i vantaggi della ristrutturazione dei debiti, già previsto per le imprese in crisi, anche ai consumatori. Anche senza l’obbligo di un accordo col creditore.

Il salvagente ai soggetti sovraindebitati era stato appena lanciato con una legge di fine gennaio, la n. 3, che riguarda appunto la “composizione delle crisi da sovraindebitamento”. Questa legge ha esteso le tutele delle procedure fallimentari anche alle piccole imprese o agli imprenditori individuali, che prima ne erano esclusi perché i limiti di fatturato o il volume debiti non permettevano loro di giungere a un accordo con i creditori. Il nuovo Ddl modifica la legge allargando ulteriormente i “benefici” del fallimento civile anche ai privati. Un modo per non affidare le sorti finanziarie (e non solo) delle famiglie agli strozzini.

Per “sovraindebitamento” le legge intende “una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni”.

Un piano di ristrutturazione (senza accordo)

Viene quindi introdotto un meccanismo, simile a quello in vigore da tempo negli Usa, che dà possibilità anche ai privati di concordare con i creditori un piano di ristrutturazione del debiti e arrivare alla “esdebitazione” definitiva. Cioè a chiudere una volta per tutte i conti con i creditori. Un meccanismo simile al concordato preventivo, la procedura con cui l’imprenditore ricerca un accordo con i suoi creditori per non essere dichiarato fallito o comunque per cercare di superare la crisi temporanea della sua azienda.

Ma con un vantaggio in più. Il consumatore ha a disposizione una procedura dedicata in base alla quale non è necessario l’accordo col creditore. Se non si trova una convergenza, basta che il debitore faccia predisporre (a sue spese) un “piano di ristrutturazione” da parte di un apposito organismo di composizione della crisi. Questo soggetto terzo avrà la funzione di garante della fattibilità del piano stesso. (A.D.M.)

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