Sorveglianza telematica: spesi 81 milioni per 14 braccialetti elettronici

Sono un'importante misura alternativa alla detenzione. Funzionano in tutta Europa. Ma in Italia la spesa raggiunge cifre folli e la sperimentazione non decolla

In dieci anni, dal 2001 al 2011, lo Stato ha speso poco più di 81 milioni di euro per l’utilizzo di circa 14 braccialetti elettronici. Lo rende noto la Corte dei Conti, all’interno di una relazione volta ad affrontare l’emergenza carceri.  «Se fossimo andati da Bulgari avremmo speso meno», affermava in merito alla spesa che sfiora i 100 milioni il vice-capo della Polizia Francesco Cirillo.

La notizia (riportata da Italia Oggi), entra nel merito del contratto di fornitura, appaltata a Telecom, e dei livelli di spesa complessiva sostenuti fino a oggi solo per “sperimentare” l’eventuale applicazione dell’oggetto alle caviglie dei detenuti ai domiciliari. “La Corte ha rilevato che la convenzione stipulata con Telecom, prevede, oltre il noleggio e la manutenzione, anche la gestione operativa della piattaforma tecnologica, che rappresenta la componente finanziariamente più onerosa. Nel periodo di vigenza della convenzione (scaduta il 31 dicembre dello scorso anno), il costo del sistema ha superato i 10 milioni annui“.
In totale, ha specificato la Corte dei Conti, sono stati spesi 81,3 milioni di euro a fronte dell’esiguo numero dei braccialetti utilizzati dall’amministrazione giudiziaria: solo 14, una quantità inadeguata persino a garantire l’efficacia della sperimentazione.

I conti sono esosi, ma a scadenza del contratto, l’accordo con la compagnia telefonica è stato rinnovato, in previsione di un probabile incremento delle richieste da parte dell’Autorità giudiziaria, favorevole agli interventi che prevedono misure alternative alla detenzione. Nel nuovo contratto, in linea con il precedente, Telecom si impegna ad apportare migliorie tecnologiche, prevedendo un aumento del numero di dispositivi utilizzabili da 400 a 2.000, di cui 200 dotati anche di un sistema gps.

E in Europa?
Al di là delle polemiche sorte sulla decisione di protrarre un accordo dai costi così elevati (senza peraltro aver sottoposto la questione all’esame del Ministero della Giustizia), sorge spontanea la domanda: perché il braccialetto elettronico funziona in molti e civili paesi esteri e in Italia no?

Secondo lo studio realizzato dal Cep (European Organisation for Probation), ad esempio, nel Regno Unito si è passati dalle 18.176 persone con braccialetto per giorno nel 2008 alle 22.420 del 2010. Una crescita registrata anche in Francia, dove da 3.430 persone monitorate tre anni fa si è arrivati a 5.050. Da i dati del report emerge che francesi hanno triplicato i braccialetti applicati dal 2006, quando erano 1478.
I costi per la sorveglianza telematica variano, dato che i sistemi impiegati sono diversi: si va dai 3 euro al giorno spesi in Estonia, ai 121 euro per il sistema Gps olandese. Cosa cambia? In Gran Bretagna, dove i dispositivi costano allo Stato 12 sterline al giorno (15 euro), ad esempio, la sorveglianza elettronica è a gestione privata. I contractors, vinto l’appalto, garantiscono il servizio. E se i costi sono troppo elevati o i risultati non soddisfano, si può sempre cambiare fornitore.

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