Slot machine, è guerra. Dalla “tassa sul vizio” alla “gogna online” per combatterle (o sfruttarle)

Berlusconi propone di coprire l'abolizione dell'Imu con l'aumento delle tasse sulle slot ma per alcuni è solo demagogia. Intanto la lotta all'azzardo sbarca sul web

Sempre più diffuse, sempre più odiate. I due fenomeni, come spesso accade, viaggiano in parallelo. Le slot machine da bar dilagano, attirano clienti e ingrossano gli incassi. Ma degradano il locale e soprattutto diffondono la dipendenza dal gioco d’azzardo. C’è chi vuole eliminarle o almeno limitarle e chi, forse più cinicamente, propone di sfruttarle a vantaggio delle casse dello Stato. Arrivando a sostenere che potrebbero salvarci dall’Imu.

Quarti al mondo per la spesa
nel gioco d’azzardo

Quello delle slot machine è uno dei business più "anticiclici": è esploso in tempi di contrazione generalizzata dei consumi. In un periodo di crescita zero o sottozero, "la massa di denaro puntata dagli italiani per mezzo dei vari giochi organizzati dallo Stato biscazziere (…) ha continuato nel 2012 ad aumentare inesorabile. Dai 79,8 miliardi di euro del 2011 a 87,1 dell’ultimo anno. Un incremento del 9,2%", denuncia Gianantonio Stella sul Corriere della Sera.

Sono circa 800mila gli italiani che hanno una dipendenza da gioco e il nostro paese è al 4° posto nel mondo per la spesa nei giochi legali contribuendo per il 6% ai 321 miliardi di euro giocati a livello globale (dopo Usa, Cina e Giappone).

Tassare le slot per togliere l’Imu: un bluff

Davanti a queste cifre c’è chi vuole correre ai ripari e chi pensa di mungere la mucca delle macchinette. Addirittura pensando di coprire i mancati incassi di una presunta abolizione dell’Imu sulla prima casa aumentando le accise sulle slot, la cosiddetta "tassa sul vizio". La proposta viena da Silvio Berlusconi che ha fatto della cancellazione (e restituzione) dell’imposta sulla casa il suo cavallo di battaglia elettorale. Ma sono in molti a ritenere che lo scambio non funzioni.

Mentre lo stesso Stella parla di "bluff", altri sottolinenano il rischio per la tenuta dei conti pubblici di sostituire un’entrata sicura come l’Imu con "un aumento della pressione fiscale (…) su beni dalle entrate più aleatorie come giochi e tabacchi" (Dino Pesole, Il Sole 24 Ore) o fanno notare che "un’eventuale tassa sui giochi colpirebbe molto di più le famiglie più povere che (…) spendono circa il 3% del loro reddito annuo in giochi, contro l’1% delle famiglie più ricche" (Mauro Meazza, lavoce.info).

Guerra a colpi di tasse e siti internet

Restando in ambito fiscale, c’è chi invece usa l’Imu per combattere le slot. E’ il caso del comune di Crema che ha deciso di usare l’imposta per disincentivare il gioco d’azzardo, applicando l’aliquota massima dell’1,06% (anziché l’attuale 0,9%) ai locali che hanno le macchinette.

Chi invece vuole stare alla larga dalle slot ritenute portatrici di squallore e degrado ha oggi a disposizione un sito internet apposito: si chiama proprio senzaslot.it e consente di cercare i bar della propria zona privi delle infernali macchinette. La mappatura è in via di completamento e il sito stesso invita a segnalare i locali che "resistono". La guerra all’azzardo è appena cominciata. (A.D.M.)

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