Siae, Ue apre procedura di infrazione contro l’Italia

Bruxelles accusa l'Italia di ignorare la norma sulla concorrenza e prova a bloccare il monopolio della gestione dei diritti d'autore

Bruxelles ha deciso aprire una procedura di infrazione contro l’Italia sulla gestione dei diritti d’autore per il mancato rispetto della cosiddetta direttiva Barnier e il mantenimento sostanziale del monopolio della Siae. Secondo la Ue, infatti, nonostante la riforma voluta dal ministro Franceschini, la liberalizzazione del settore è solo parziale: resta il monopolio della Siae e la concorrenza tra i vari soggetti non è garantita.

LA DIRETTIVA BARNIER – Tutto inizia nel 2014 quando attraverso la cosiddetta direttiva Barnier, l’Europa chiede ai Paesi membri di uniformare le regole nazionali sulla raccolta e la gestione dei diritti d’autore. L’obiettivo è consentire agli artisti di poter scegliere a quale operatore affidare i propri interessi. In Italia la situazione è complessa per effetto della legge del 1941 che istituisce il monopolio Siae, una peculiarità tutta che ha resistito in buona parte anche al decreto legislativo del marzo 2017, approvato per adeguare la normativa italiana alla direttiva Barnier.

BATTAGLIE LEGALI – Quando spuntano i primi operatori concorrenti, con l’italo-britannica Soundreef in testa, iniziano le battaglie legali: Siae li porta in tribunale per dissuadere artisti ed emittenti dal rivolgersi ad altri soggetti. Mentre in Europa i monopoli spariscono, quello italiano resiste. E sopravvive anche al decreto legislativo n.35 del marzo 2017, decreto che avrebbe dovuto recepire le indicazioni europee, ma in pratica non risolve i problemi perché “perché se da un lato la riforma apre all’ingresso di nuovi operatori dando la possibilità ai titolari dei diritti di affidarsi a un organismo di gestione collettiva o a un’entità di gestione indipendente di loro scelta”, dall’altro lascia nelle mani della Siae la raccolta di tali profitti poiché prevede che questa venga svolta “in via esclusiva”.

SCOPPIA IL CAOS – Il caos scoppia durante l’ultimo Festival di Sanremo: molti dei cantanti sul palco (tra cui Gigi D’Alessio) decidono di non farsi rappresentare dalla Siae, ma gli organizzatori non possono saldare quanto dovuto in materia di diritti perché la legge li obbliga a operare con la società che detiene il monopolio.
Ma è con Fedez che il caso Siae assume clamore mediatico. Dopo aver affidato i suoi diritti a Soundreef, il rapper si vede negare i proventi di nove delle 20 tappe del suo tour estivo e in più occasioni accusa il ministro Franceschini di conflitto di interesse alludendo al ruolo della moglie.

L’INTERVENTO DEL PD – Nel frattempo il Pd prova a scavalcare Franceschini sull’argomento. “La questione non deve essere inquadrata come una battaglia tra Fedez o Franceschini o tra i nuovi e i vecchi democratici” spiegato il deputato Pd Emiliano Minnucci. “Dobbiamo aprire, piuttosto, una discussione sulla liberalizzazione non solo per non lasciare campo libero ai grillini ma anche e soprattutto perché molti cittadini giustamente ce lo chiedono. Riproporrò lo stesso emendamento in un altro provvedimento, con l’obiettivo di aprire la strada verso un vero e proprio completamento del processo di liberalizzazione dei diritti d’autore. Siamo solo all’inizio”.

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