Scuole chiuse e genitori al lavoro: il business dei centri estivi

Con la chiusura delle scuole inizia il valzer dei corsi estivi per i ragazzi. Un business per i centri privati, alcune aziende riscoprono le colonie

Con la chiusura delle scuole scatta il problema per ogni genitore che lavora: dove lasciare i bambini durante il giorno. L’opzione nonni (santi subito) è sicura, comoda e soprattutto gratis. Ma chi non può contare su questo aiuto prezioso e fidato deve trovare altre soluzioni. Le scuole materne chiudono dal primo luglio, le elementari e medie all’inizio di giugno. Come organizzarsi?

CENTRI ESTIVI – Alcuni comuni offrono centri estivi con un minimo di garanzia su standard e prezzi calmierati. Come riporta Corriere, a Mantova le famiglie possono andare su un catalogo comunale on line, e scegliersi un centro estivo per una cifra che va da 13 a 25 euro a settimana, a seconda del reddito familiare. A Roma e Napoli, se si toglie qualche servizio dei municipi più sensibili, le famiglie devono arrangiarsi, e sborsare nel privato fino a 100 euro a settimana senza alcuna garanzia su standard minimi, qualità del centro e dei suoi educatori.
Perché se è vero che in questi ultimi anni i centri estivi sono spuntati come funghi (organizzati da cooperative all’interno degli asili nido e delle scuole, ma anche circoli sportivi, parrocchie, ludoteche), il grande business che vi gira attorno non è però automaticamente sinonimo di qualità, e la loro affidabilità non è sempre paragonabile a quella di un asilo nido o di una scuola, dove il personale e la struttura devono rispondere per legge a determinati standard.
“I corsi estivi? – rincara Raffaele Mantegazza docente di Pedagogia alla Bicocca di Milano – Ormai sono diventati un business. Ma così bambini e ragazzi non vivono più. Già stanno tutto l’anno con degli adulti che dicono loro cosa fare, finalmente chiude la scuola e noi li affidiamo di nuovo ad altri adulti? Ma l’estate dovrebbe essere il tempo del dolce far niente”.

ASILI NIDO COMUNALI – In alcuni comuni l’apertura estiva degli asili nido comunali è ancora una chimera, in altri una soluzione rodata e affidabile. “Con un po’ di collaborazione, si possono trovare soluzioni, l’importante è garantire una continuità educativa, anche con metodi flessibili”, dice Antonia Labonia, del Gruppo nazionale nidi d’infanzia. Succede per esempio a Milano, Torino, Bologna, e Reggio Emilia capostipite del “modello” italiano dei nidi. Genova apre i nidi a luglio con le maestre “titolari” al mattino e il ricorso a coop esterne al pomeriggio; mentre riesce a far funzionare anche le materne, ma affidandole completamente a cooperative. Anche a Milano le sezioni estive si allargano ai bambini un po’ più grandi, quelli della materna, ma resta la gestione diretta del Comune.

AI RAGAZZI CI PENSA L’AZIENDA – Soggiorni estivi per i figli dei dipendenti, campi settimanali in città o fuori. Le aziende ri-organizzano le vecchie colonie estive e investono nell’organizzazione delle pause estive. Un modello destinato a crescere, dice una ricerca McKinsey che fa i conti della produttività di queste scelte, sostenendo che ogni euro speso in welfare aziendale ne rende due.

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