Scuola, la decisione di Azzolina sul plexiglas e l’inutile querelle con Salvini

La ministra dell'Istruzione fa un dietrofront clamoroso sull'uso degli ormai celebri divisori in plexiglas a scuola

Al di là della inutile querelle su come si scriva plexiglas – con la ministra Azzolina che rimedia l’ennesima figuraccia riprendendo Salvini, che invece incassa l’ok della Treccani per averlo scritto correttamente con una s sola e non due – ecco che, ancora una volta, le vere questioni che contano nel Belpaese sono solo di contorno.

Il cambio di rotta di Azzolina

Approvato il decreto Scuola, la ministra dell’Istruzione fa un dietrofront clamoroso sull’uso degli ormai celebri divisori in plexiglas, appunto, che nel suo disegno ideale avrebbero dovuto dividere gli studenti a scuola tra un banco e l’altro, proteggendoli così dal rischio contagio Covid.

Un’idea che ha fatto storcere il naso a molti, tra cui il governatore del Veneto Luca Zaia, che ha ribadito con forza il suo no ai box in plastica in classe, sostenendo che le regole per il ritorno sicuro a scuola debbano essere completamente riscritte.

Dopo una prima posizione a favore delle barriere anti-contagio in plexiglas, dichiarata a gran voce, la ministra Azzolina cambia idea e nel suo messaggio di fine anno rivolto agli studenti di tutta Italia, di ogni ordine e grado, spiega che “nessuno ha mai immaginato di chiudere gli studenti dentro cabine di sicurezza”.

Il piano per settembre

“Nessuno del Comitato tecnico-scientifico, e tanto meno qui al Ministero, ha mai immaginato di chiudere gli studenti dentro cabine di sicurezza, come è stato invece raccontato in queste ore, in maniera quanto meno superficiale. Ho visto immagini surreali di ragazzi chiusi dentro a strutture simili a gabbie. Questa è disinformazione” (qui il momento in cui invece la ministra ragionava su visiere e divisori tra i banchi).

Non è questo il piano per settembre, dunque, fanno sapere da viale Trastevere, dove pensano di presentare il progetto all’inizio della prossima settimana. Ma ci sarà un programma, dicono, “su più livelli” che richiederà un lavoro “chirurgico” nei territori, per adattarlo alle esigenze delle scuole e “distribuire le risorse non a pioggia, ma dove servono”.

4 miliardi, e…

Intanto, per la scuola serviranno 4 miliardi di stanziamenti. Che, però, non bastano. Ciò che preoccupa poi è che non è ancora chiaro dove e come il Governo possa reperire una tale cifra, ma certamente i provvedimenti adottati a partire dal decreto “Cura Italia” di marzo ci sono e in qualche modo andranno coperti. Servono più insegnanti, più personale Ata, nuovi e diversi arredi scolastici, lavori per l’adeguamento degli spazi scolastici, e molto altro.

Tra insegnanti rimproverati per aver fatto lezione sul prato (perché metterebbero in cattiva luce i colleghi), risorse mancanti, e una totale incapacità di pensare la scuola come luogo educativo, prima che istruttivo, il problema non è certo il plexiglas(s).

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