Scontro Governo-Autostrade, stop al piano da 14,5 miliardi

ASPI ha avanzato una richiesta di prestito da 1,2 miliardi di euro con garanzia SACE, ma è di nuovo scontro con l'Esecutivo

Continua a far discutere il Decreto Liquidità. In particolare, ad animare il dibattito politico di questa quarantena è la richiesta di prestiti da parte di grandi aziende con garanzia statale del 70% o addirittura dell’80%. Infatti, dopo il polverone scatenato dal prestito da 6,3 miliardi di euro richiesto da FCA con garanzia SACE, arriva  il turno di Atlantia.

Nella serata di giovedì, i vertici della holding che controlla le attività della famiglia Benetton hanno avuto un incontro con il capo di gabinetto del Ministero del Tesoro Luigi Carbone e il direttore generale del dicastero Alessandro Rivera. L’obiettivo era quello di imbastire un tavolo di trattativa per ottenere un prestito da 1,25 miliardi di euro per le attività di Autostrade per l’Italia. In particolare, i soldi sarebbero serviti a sostenere il piano di investimenti straordinari annunciato nei mesi passati dal nuovo CEO della società controllata dai Benetton. E che, se la situazione dovesse precipitare, potrebbe anche decidere di ritirarlo. Ma procediamo con ordine.

Prestito statale ad Autostrade per l’Italia: la situazione

Secondo diversi analisti, la situazione di ASPI (acronimo di Autostrade per l’Italia, la società concessionaria che gestisce buona parte della rete autostradale italiana) è quanto meno critica. Nei mesi passati le agenzie di rating hanno declassato ulteriormente il merito di Atlantia e della stessa ASPI, portandolo a livello “spazzatura”, o quasi.

In questo modo, sia la holding sia la controllata hanno non poche difficoltà ad accedere al credito sul mercato. La possibilità di accedere al prestito con garanzia SACE, dunque, consentirebbe di avere liquidità per far fronte al piano industriale annunciato nelle passate settimane. L’incontro con i vertici del Tesoro, però, non è stato risolutivo e la concessione delle garanzie SACE appare ancora incerta.

Anche per questo motivo, Atlantia ha convocato un consiglio d’amministrazione straordinario per erogare una linea di credito da 900 milioni nei confronti di ASPI e lanciare segnali nei confronti del Governo. Secondo le stime della holding di casa Benetton, il calo di traffico causato dalla quarantena provocherà un calo dei ricavi di 1 miliardo nel solo 2020 e mette a rischio migliaia di posti di lavoro.

Niente prestito? Stop al piano di investimenti da 14,5 miliardi

Al tema del prestito, infatti, se ne lega un altro non meno importante: l’articolo 35 del decreto Milleproroghe e la conclusione dell’analisi del dossier sulla gestione della rete autostradale nelle mani del Ministro De Micheli.

Il testo del Milleproroghe, convertito in legge a fine febbraio, prevede che in caso di revoca della concessione, la gestione del tratto autostradale passi nelle mani di Anas “nelle more dello svolgimento delle procedure di gara perl’affidamento a nuovo concessionario, per il tempo strettamentenecessario alla sua individuazione”. Inoltre, la revoca della concessione sarebbe molto più economica, con lo Stato che pagherebbe solo una frazione della penale prevista dal contratto.

Questo, unito all’incertezza che aleggia sulle conclusioni cui sarebbero giunti i tecnici del Ministero delle Infrastrutture, ha fatto scattare il campanello d’allarme in casa Atlantia. Al termine del Consiglio d’Amministrazione, la holding Benetton ha stoppato il piano di investimenti da 14,5 miliardi, invitando il Governo a prendere una decisione al più presto, sia sul fronte del prestito sia su quello della concessione autostradale.

La linea di credito di 900 milioni, invece, potrà essere utilizzata solamente per il pagamento degli stipendi dei dipendenti e per gli interventi di manutenzione strettamente necessari, rinviando tutti gli altri investimenti a quando la situazione sarà più chiara.

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