Passione per le scommesse: si mangia il 7% dei consumi

Nonostante la crisi cresce la passione per il gioco d’azzardo. In calo però le entrate tributarie. Ecco perché

C’ è un settore che non sente la crisi. Anzi forse proprio le difficoltà economiche sono la spinta all’intero settore. Si tratta delle scommesse, uno sconfinato territorio che va dal gratta e vinci alle schedine fino alle slot machine. Una passione che assorbe circa il 7% della spesa complessiva dei cittadini.

Un volume d’affari imponente: nel corso del 2010 la spesa delle famiglie per consumi finali è cresciuta del 2,5% – mettendoci l’inflazione significa che è rimasta ferma -, mentre l’importo per i giochi ha toccato un rialzo del 13%.
Questo quadro è emerso dall’analisi di Maurizio Fiasco, realizzata nell’ambito della ricerca annuale per la Consulta nazionale anti-usura esposta alla Commissione Antimafia.

Quello che emerge, oltre la passione sfrenata per l’azzardo, il basso impatto per le casse dell’erario. Infatti, come è spiegato nello studio, il ricavo lordo per l’amministrazione è cresciuto nel 2010 del 3%, ovvero a ritmi inferiori all’aumento delle puntate. La contrazione tra giocato ed entrate erariali è sensibile. Nel 2004 rappresentavano il 29% ora sono ferme al 14,8% del giocato.

Perché questo fenomeno? La spiegazione sta nella diffusione dei giochi a bassa soglia – slot, gratta e vinci, lotterie – che richiedono investimenti di pochi euro, garantiscono un buona frequenza di piccole vincite e hanno, però, un prelievo fiscale meno pesante.
In termini assoluti, tra i più accaniti giocatori ci sono gli abitanti di Pavia – con una media di 980 euro all’anno -, seguono i comaschi. La classifica dei primi posti si completa con Rimini, Savona, Reggi Emilia e altre tre città del centro: Latina, Terni, Frosinone. Le prime due del sud sono Teramo e Pescara.

Passione per le scommesse: si mangia il 7% dei consumi
Passione per le scommesse: si mangia il 7% dei consumi