Sci, CTS chiede stop a riaperture. Perdite settore già a quota 8 miliardi di euro

Dopo il via libera dato dal Dpcm di venerdì scorso, la riapertura di buona parte delle stazioni sciistiche, attesa per domani, lunedì 15 febbraio, è a rischio slittamento. A invocare un nuovo stop è il ministro della Salute Roberto Speranza il cui appello è condiviso al Comitato tecnico scientifico.

“Alla luce delle mutate condizioni epidemiologiche dovute alla diffusa circolazione delle varianti virali del virus, allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive attuali, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale”. Con queste parole il Comitato tecnico scientifico risponde alla alla richiesta del ministro della Salute Roberto Speranza di rivalutare la sussistenza dei presupposti per la riapertura dello sci.

“In questo momento le attività che comportino assembramenti non sono compatibili con il contrasto alla pandemia da Covid-19 in Italia ed gli impianti da sci rientrano in tali attività. Non andrebbero riaperti – afferma il consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, Walter Ricciardi –. Non dimentichiamo che la variante inglese è giunta in Europa proprio passando dagli impianti di risalita in Svizzera”.

La nuova analisi del Comitato tecnico scientifico, che lo scorso 4 febbraio aveva dato il via libera allo sci in zona gialla seppur con una serie di limitazioni,  scaturisce dallo studio condotto dagli esperti dell’Istituto superiore di sanità, del ministero della Salute e della Fondazione Bruno Kessler proprio sulla diffusione delle varianti del virus in Italia. Un’analisi condotta in 16 regioni e province autonome dalla quale è emersa la presenza delle varianti nell’88% delle regioni esaminate, con percentuali comprese tra lo 0 il 59%. Alla luce di ciò lo studio raccomandava di “intervenire al fine di contenere e rallentare la diffusione, rafforzando e innalzando le misure in tutto il paese e modulandole ulteriormente laddove più elevata è la circolazione, inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto”.

Salvo nuove indicazioni che potrebbero arrivare nelle prossime ore – la valutazione relativa all’adozione di eventuali misure più rigorose è rimandata al decisore politico – il Dcpcm, fatto salvo il divieto di spostamenti tra Regioni, prevede la riapertura degli impianti domani in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. Tra le misure previste accesso agli impianti di risalita previa prenotazione online degli skipass, capienza contingentata al 30% su cabinovie, funivie e seggiovie,  obbligo di mascherina e nei rifugi il rispetto delle norme in vigore per bar e ristoranti. A seguire dovrebbero riaprire il Veneto il 17 febbraio, Val d’Aosta il 18, Friuli Venezia Giulia il 20.

Uno scenario nel quale il nuovo stop potrebbe segnare definitivamente la fine di una stagione mai iniziata con la crisi di un settore che produce 20 miliardi l’anno e vede impiegati circa 75mila lavoratori, senza contare gli stagionali.

Le perdite economiche accumulate finora, secondo le stime di Confturimo ammontano a circa 8 miliardi, ai quali andranno aggiunti a consuntivo gli effetti del ritardo della stagione in corso. Una crisi che ha inciso drammaticamente non solo su alberghi, ristoranti e impianti, ma anche sull’indotto che vive di turismo. A ciò si aggiunge il congelamento dei 4,5 miliardi di euro di ristori chiesti dalle Regioni per il settore.

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