Scandalo rimborsi alla Ue: nel mirino anche deputati italiani

Assistenti pagati con i soldi dell'Unione utilizzati invece dai partiti in patria: così i partiti euroscettici hanno truffato Strasburgo

I partiti euroscettici, quelli che vogliono abbattere l’Unione, sono al centro delle inchieste per frode ai danni delle casse del Parlamento di Strasburgo: secondo quanto riportato da Repubblica, avrebbero sistematicamente abusato dei finanziamenti europei per pagare assistenti, che invece sarebbero dovuti essere retribuiti dai fondi dei partiti stessi.

I FINTI ASSISTENTI DELLA LE PEN – L’attività di indagine delle autorità europee si sta concentrando sul Front National di Marine Le Pen e sui contratti degli assistenti dei big del partito come Louis Aliot, compagno della Le Pen, Florian Philippot, suo braccio destro, o del padre, il fondatore del Fn, Jean-Marie. Ma sono coivolti anche lo Ukip di Nigel Farage e Diritto e giustizia del polacco Jaroslaw Kaczynski.
Avrebbero abusato dei rimborsi Ue. In che modo? Assumendo collaboratori con i soldi europei, che vengono invece fatti lavorare in patria al partito. L’inchiesta riguarda anche eurodeputati italiani: M5S, Forza Italia, Lega ed ex Pd. Si tratta, in questo caso, di episodi isolati e non di un sistema messo a punto dai partiti di riferimento.

I NOMI ITALIANI – Sul fronte italiano spuntano i nomi di singoli eurodeputati che, in questo caso, avrebbero agito senza un disegno sistemico organizzato dalle proprie forze politiche. Si va dalla deputata di Forza Italia, Lara Comi, che dovrà restituire i 126mila euro percepiti dalla madre, assunta come assistente parlamentare, alle due eurodeputate grilline Daniela Aiuto e Laura Agea. La prima avrebbe richiesto un rimborso di diverse migliaia di euro, come riporta Repubblica, per una mezza dozzina di ricerche che le sarebbero dovute servire per svolgere il mandato europeo ma che in realtà sono state copiate da siti come Wikipedia; la seconda avrebbe assunto un finto assistente. Ci sono poi un collaboratore del leghista Mario Borghezio, il viceministro Riccardo Nencini e il deputato eletto con il Pd, ora Mdp, Antonio Panzeri.

LARA COMI: “STO RESTITUENDO I SOLDI” – Lara Comi ha diffuso una nota per chiarire la sua posizione. La parlamentare di Forza Italia ha effettivamente dato un incarico fiduciario alla madre, una volta eletta in Parlamento europeo, “come mi era consentito” all’epoca, scrive nel comunicato. Nel 2016 ha scoperto che i regolamenti parlamentari avevano escluso la possibilità di assumere familiari e ha quindi “ritirato l’incarico al commercialista che, seppur in buona fede, aveva commesso l’errore” e sta restituendo i soldi “con una detrazione che ogni mese mi viene prelevata direttamente dallo stipendio”. Un fatto già ampiamente chiarito, precisa quindi la Comi.

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