Savona verso le dimissioni: “Va cambiato il governo, non solo la manovra”

Il clamoroso dietrofront del più eurocritico fra i ministri agita l'esecutivo. Che ora cerca vie d'uscita con Bruxelles

Le indiscrezioni riportate giovedì dal Corriere della Sera prendono ulteriormente corpo. Paolo Savona, il ministro più temuto dal Quirinale e dai consessi europei per il suo euroscetticismo manifesto e la cui strada per il dicastero economico fu sbarrata preventivamente, non solo scarica la manovra del governo gialloverde bocciata dall’Ue, ma scende plasticamente dal carro. Affermando ai colleghi che “a questo punto bisogna cambiare anche il governo, non solo la manovra”.

E la circostanza fa naturalmente scalpore, poiché quello che era considerato l’estensore del piano B sull’uscita dall’euro, il teorico del ‘cigno nero’, l’arma letale per una Brexit in versione tricolore, sembra essersi convinto che i rischi di uno scontro con l’Europa sono superiori alle opportunità. tanto da essere il primo ministro del governo Conte ad aver messo sul tavolo nientemeno che l’ipotesi delle dimissioni.

“Credimi, Matteo. Un conto è che certe cose le leggi sui giornali. Altre cose è sentirle dal diretto interessato. Per Savona, insomma, siamo al capolinea”, spiegava l’altro giorno uno dei ministri leghisti a Salvini in uno scambio intercettato e riportato sempre dal Corsera. E Salvini, gelido: “Lo so, ci ho parlato”. Chi conosce bene Savona giura che abbia previsto per gennaio, quando ci saranno le aste Btp più importanti, il “momento più delicato” per l’Italia. Ecco, in “quel momento più delicato” lui probabilmente non ci sarà.

Intanto nel governo si cerca di capire quali siano i margini di manovra con Bruxelles. Una parte dell’esecutivo è per non toccare la legge di Bilancio e tenere duro, un’altra ampia componente vorrebbe trovare soluzioni condivise, come quella di alleggerire la mano sulle spese correnti, ossia un riequilibrio di risorse tra spese correnti e spese per gli investimenti. Resta da vedere se i 5 Stelle saranno disposti a sacrificare una parte delle spese correnti previste per il reddito di cittadinanza. Ma può essere una soluzione utile anche per implementare con più accortezza e senza fretta uno strumento dalla realizzazione non semplice, come hanno rimarcato diversi osservatori e come ha approfondito ieri con Start Magazine l’ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.

Ha suscitato interesse in diversi ambienti governativi la proposta dell’economista ed ex ministro Ugo La Malfa: ““Il governo stenda in tempi brevissimi un programma triennale di opere pubbliche; stabilisca quanta parte del programma è già finanziario nel bilancio attuale e quanto invece deve essere spesa aggiuntiva. Rinunzi, in conseguenza di questo, ad alcune delle spese correnti che erano contenute nel progetto del bilancio attualmente in Parlamento”. Una proposta che tocca anche la parte della manovra sulle pensioni voluta dalla Lega di Matteo Salvini. la parola, ora, ai due vicepremier.

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