Savona: “Euro indispensabile”. La clausola Quitaly che ha fatto fare dietrofront al governo

"Non esiste piano B, mai chiesto di uscire dall'euro" afferma il ministro per gli Affari europei. Dopo aver visto le clausole sull'Italia delle banche americane

Tanto rumore per nulla: dopo i giorni caotici del ‘No’ di Sergio Mattarella a Paolo Savona al ministero dell’Economia, nè il professore interessato nè tanto meno il nuovo ministro del tesoro Giovanni Tria hanno più parlato di piani B o di uscita dalla moneta unica, gettando anzi acqua sul fuoco in ogni occasione pubblica. Il perché, al di là dei rapporti in Europa, è da ricercarsi nelle clausole ‘Quitaly’, inserite nei contratti con le principali banche americane che comprano e vendono debito pubblico.

Savona fa marcia indietro
Dopo la lunga intervista di Tria al Corriere della Sera, anche il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, ha voluto in qualche modo rassicurare i partner europei alla presentazione della sua autobiografia nella sede dell’associazione della stampa estera a Roma. “L’euro non solo ha aspetti positivi – ha detto – ma ha anche aspetti indispensabili. Non esiste piano B, mai chiesto di uscire dall’euro. Se vuoi un mercato unico devi avere una moneta unica. ma la costruzione della moneta unica è limitata una costruzione che va perfezionata”.

Le clausole Quitaly
Secondo un’indiscrezione pubblicata da Dagospia, a far girare il vento sarebbero state le “Quitaly Clauses”. Pare infatti che qualcuno abbia fatto vedere ai ministri i contratti stipulati con le principali banche d’affari americane che comprano e vendono il nostro debito pubblico, nei quali troneggia una Quitaly Clause, la clausola che scatterebbe se l’Italia mettesse in moto la procedura per lasciare l’eurozona o l’Unione Europea, ma anche se ne fosse espulsa contro la propria volontà. Alcune di queste previsioni sono state introdotte già nel 2012, quando si tremava davanti alla possibile disgregazione dell’unione monetaria innescata dalla crisi greca. Il Quitaly Event farebbe scattare delle conseguenze terribili per le nostre finanze, a seconda del contratto e della banca: l’obbligo di saldare il dovuto comunque in euro, la possibilità di rescissione unilaterale del contratto da parte dell’istituzione finanziaria, e soprattutto delle penali salatissime.

Le stesse Quitaly clauses nelle ultime settimane hanno fatto di nuovo capolino anche nei contratti tra privati e in quelli tra lo stato italiano e aziende non finanziarie. Come racconta Reuters BreakingViews, che ha potuto visionare uno di questi contratti, gli avvocati che lavoravano a un deal che stava per essere chiuso prima delle elezioni, hanno rimandato la bozza alla controparte affinché firmasse anche la clausola sull’euro.

Senza il famoso Piano B, sarà ora molto più complicato trattare con Bruxelles, specie alla luce delle promesse elettorali che farebbero schizzare spesa e deficit. Se ne capirà di più in autunno, quando si inizierà a parlare di Finanziaria.

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