Sanità troppo cara: 12 milioni italiani rinunciano alle cure

Boom del ricorso alla sanità privata, prima di tutto per fronteggiare le lunghe liste d’attesa. I dai del Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute

La sanità pubblica arranca, le liste d’attesa si allungano e chi può permetterselo si rivolge sempre più spesso alla sanità privata pagando di tasca propria. Così aumenta la spesa sanitaria privata degli italiani (che sale a 35,2 miliardi) e si espande l’area della sanità negata con 12,2 milioni di persone che nell’ultimo anno hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie (1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente, pari a un incremento del 10,9%). Di questi 2/3 sono affetti da malattie croniche, a basso reddito, le donne e i non autosufficienti.
Sono alcuni dei dati emersi dal VII Rapporto RBM – Censis sulla Sanità in Italia, presentati in occasione del 7° Welfare Day.

LUNGHE FILE D’ATTESA – Si aspetta troppo, si deve pagare il ticket, così molti cittadini rinunciano in partenza e pagano a tariffa intera nel settore privato. Basti pensare che per una mammografia si attendono in media 122 giorni (60 in più rispetto al 2014) e nel Mezzogiorno l’attesa arriva a 142 giorni; per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni (+6 giorni rispetto al 2014), ma al Sud sono necessari 111 giorni; per una visita cardiologica l’attesa media è di 67 giorni (+8 giorni rispetto al 2014), ma l’attesa sale a 79 giorni al Centro; per una visita ginecologica si attendono in media 47 giorni (+8 giorni rispetto al 2014), ma ne servono 72 al Centro. Per una visita ortopedica 66 giorni (+18 giorni rispetto al 2014), con un picco di 77 giorni al Sud.

BOOM DELLA SPESA SANITARIA PRIVATA – La spesa è aumentata del 4,2% in termini reali nel periodo 2013-2016 (un aumento maggiore della spesa totale delle famiglie per i consumi, pari a +3,4% nello stesso periodo) e sono 13 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno sperimentato difficoltà economiche e una riduzione del tenore di vita per far fronte a spese sanitarie di tasca propria. Circa 7,8 milioni hanno dovuto utilizzare tutti i propri risparmi o indebitarsi con parenti, amici o con le banche, e 1,8 milioni sono entrati nell’area della povertà. Oggi la spesa sanitaria privata pesa per circa 580 euro pro-capite, nei prossimi dieci anni è destinata a raggiungere la somma di 1.000 euro pro-capite.

CHI È PIU’ IN DIFFICOLTA’ – In questa situazione, la spesa sanitaria privata pesa di più su chi ha di meno, su chi vive in territori già disagiati e su chi ha più bisogno di curarsi. Fra i cittadini che hanno dovuto affrontare spese di tasca propria, infatti, hanno incontrato difficoltà economiche il 74,5% delle persone a basso reddito (ma anche il 15,6% delle persone benestanti), il 21,8% al Nord, il 35,2% al Centro, fino al 53,8% al Sud. E hanno avuto difficoltà il 51,4% delle famiglie con al proprio interno una persona non autosufficiente. Più si invecchia, più si deve mettere mano al portafoglio per pagarsi le cure: un anziano spende di tasca propria per la sanità più del doppio rispetto a un millennial e quasi il 50% in più rispetto a un babyboomer.

POSSIBILI SOLUZIONI – Attualmente solo il 20% degli italiani riesce a tutelarsi da questa situazione sempre più difficile attraverso una polizza sanitaria integrativa, prevista dal proprio contratto nazionale di lavoro o dalla propria azienda o stipulata individualmente, rispetto alla quasi totalità dei francesi (circa il 97,5%) e a più di un terzo dei tedeschi (oltre il 33%). Ecco perché nel corso del Welfare Day sono state presentate due proposte alle istituzioni. “Occorre puntare su un modello di Assicurazione sociale integrativa alla francese, istituzionalizzato ed esteso a tutti i cittadini, che garantirebbe finanziamenti aggiuntivi per oltre 21 miliardi di euro all’anno, attraverso i quali integrare il Fondo sanitario nazionale” ha detto Vecchietti, consigliere delegato di Rbm Assicurazione Salute.
Un’altra proposta è quella dell’esternalizzazione di alcune forme di assistenza come prevede il modello tedesco: “Invece di accettare passivamente la rinuncia alle cure da parte di milioni di italiani questa soluzione permetterebbe di promuovere un’assunzione di responsabilità per i cittadini con redditi più alti (15 milioni di cittadini) mediante l’assicurazione privata della totalità delle loro cure sanitarie con un risparmio previsto per la spesa sanitaria pubblica dai 18,5 miliardi di euro a 3,1 miliardi annui da investire a favore dei cittadini più bisognosi sia economicamente che a livello di salute” ha concluso Vecchietti.

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