Sanità troppo cara, 11 milioni di italiani rinunciano alle cure

La maggioranza di chi salta o rinvia esami e terapie sono anziani e giovani precari. Chi può si rivolge ai privati

I costi delle sanità gravano sempre di più sulle famiglie e tanti italiani rinunciano alle cure sanitarie perché non hanno soldi per permettersele. La cifra è enorme: erano 9 milioni nel 2012 e sono diventati 11 milioni nel 2016. La maggioranza sono anziani e giovani precari.

E’ quanto emerge dalla ricerca Censis-Rbm, presentata in occasione del Welfare Day. Secondo la ricerca la spesa privata per la sanità – e cioè quanto devono sborsare gli italiani di tasca propria per esami e controlli – è salita a 34,5 miliardi, 3 miliardi in più rispetto alla scorsa rilevazione.

NIENTE SANITA’ SENZA SOLDI – La ricerca mette in risalto che c’è “meno sanità pubblica, più sanità privata e anche meno sanità e quindi anche meno salute per chi ha difficoltà economiche o comunque non riesce a pagare di tasca propria le prestazioni nel privato o in intramoenia”. Al cambiamento “meno sanità pubblica, più sanità privata” si aggiunge il fenomeno della sanità negata: “Niente sanità senza soldi”. Riguarda, in particolare, 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials.

LUNGHE LISTE DI ATTESA – Sono oltre 10 milioni gli italiani che dichiarano di aver fatto maggior ricorso al privato negli ultimi anni. La crescita è determinata soprattutto dalla lunghezza delle liste d’attesa. Altre motivazioni sono la contrazione della matrice di prestazioni offerte dal servizio sanitario pubblico, ragioni di comodità legate agli orari o all’apertura nel week end. Sempre le liste di attesa spiegano il ricorso all’intramoenia da parte di 7 milioni di italiani in un anno.
Se la ragione fondamentale è la lunghezza delle liste di attesa e quindi la volontà di accedere più velocemente alle prestazioni, tuttavia colpisce la quota di cittadini che esplicitamente dichiara che è stato il medico a consigliare il ricorso alla sanità a pagamento dentro le strutture pubbliche (22,9%).

PRESTAZIONI INUTILI – Sono 5,4 milioni i cittadini che nell’ultimo anno hanno ricevuto prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti diagnostici che si sono rivelati inutili. Tuttavia, oltre il 51,3% si dichiara contrario a sanzionare i medici che fanno prescrizioni inutili. Il decreto sull’appropriatezza, si legge, “incontra l’ostilità dei cittadini, che sostengono la piena autonomia decisionale del medico nello stabilire le terapie, anche come baluardo contro i tagli nel sistema pubblico”. Riguardo, in generale, al decreto anti prescrizioni inutili, che fissa le condizioni che rendono una prestazione sanitaria necessaria e dunque pagabile con ticket invece che per intero, il 64% degli italiani è contrario. Prevale quindi la sfiducia nelle reali finalità dell’operazione appropriatezza, interpretato dagli italiani come “uno strumento per accelerare i tagli alla sanità e per trasferire sui cittadini il costo delle prestazioni”.

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