Sanità, addio a ticket ed esenzioni. Pagheremo visite e farmaci ma in base al reddito

Tutti pagheremo tutto, ma con un tetto massimo di spesa: una franchigia che varia in base al reddito. E' l'ipotesi allo studio del ministero della Salute

Credevamo di essere passati dalla stagione delle tasse a quella dei tagli, la cosiddetta spending review, ma probabilmente per rimettere a posto i conti pubblici sono necessari altri prelievi. Così, mentre i costi della sanità subiranno una bella sforbiciata, come quelli di molti altri settori (si parla di 25 miliardi), girano già le prime voci di una rivoluzione del sistema di contribuzione alla spesa da parte dei cittadini: in una parola, i ticket.

La notizia è di quelle che scottano. La riporta il quotidiano La Stampa secondo cui “si studia come mandare in soffitta ticket ed esenzioni e sostituirli con un meccanismo di pagamento ‘a franchigia’, commisurato al reddito. Una rivoluzione che farebbe pagare anche quel 47% di italiani oggi esenti dai ticket, chiedendo però meno a chi ‘consuma’ più sanità e i ticket invece li paga”.

Si paga fino al 3 per mille del reddito

Se ne parla concretamente – pare – al ministero della Salute. Sul tavolo ci sono i Lea, i livelli essenziali di assistenza, cioè le oltre 6mila prestazioni a carico dello Stato che con la spending review potrebbero essere “riviste”. Ma la vera novità consisterebbe nell’abrogazione del ticket sanitario che verrebbe sostituito con un sistema in cui tutti pagano tutto ma in proporzione al proprio reddito. Ovvero con una franchigia di spesa variabile superata la quale le prestazioni sarebbero gratuite

“L’ipotesi dei tecnici – sostiene il quotidiano torinese – è di fissare la franchigia al 3 per mille di questo reddito [Isee]. Così, spiegano, un pensionato con soli 10mila euro pagherebbe i primi 30 euro di spesa, un lavoratore con 40mila euro pagherebbe una franchigia di 120 euro, che salirebbe a 300 per un professionista con 100mila euro di reddito. In pratica per le prime prestazioni sanitarie si pagherebbe fino al limite prestabilito. Poi più nulla. Questo, secondo l’Agenas [L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali], avrebbe il pregio di frenare le prestazioni inappropriate, più frequenti nei primi accessi al servizio sanitario”.

La tessera sanitaria diventerebbe una sorta di carta “a punti” da cui verrebbe scalata la quota a carico di ciascun assistito.

Un vantaggio per i più “ammalati”?

L’idea sembra piacere al ministro della salute Renato Balduzzi. Se venisse approvata, si tratterebbe di una riforma radicale che decreterebbe la fine delle esenzioni, di cui oggi beneficia quasi un italiano su due. Ma al tempo stesso risulterebbe avvantaggiato chi ora il ticket lo paga, ma ha un alto “consumo” di sanità. Ogni italiano spende in media 60 euro all’anno di ticket, con picchi che superano i 500 euro. Un puro aumento del ticket avrebbe comportato un rincaro insostenibile e indiscriminato proprio per chi ha più necessità di prestazioni mediche. Questa strada invece pone un tetto di spesa massimo. (A.D.M.)

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