Salvini-BCE, scontro sulla vendita dell’oro di Bankitalia

Dalla Banca Centrale Europea arriva un netto "no comment" sulle ipotesi di usare parte del 'tesoro aureo' di Bankitalia

Non accenna a placarsi la polemica innescata lunedì sull’ipotesi di vendita di parte delle riserve auree di Bankitalia per evitare l’innalzamento dell’Iva al 25%. “L’oro di Bankitalia per sterilizzare Iva? Non l’ho studiata, non è cosa che conosco. Importante che sia certificato che quell’oro è degli italiani” – ha detto in proposito Matteo Salvini parlando in conferenza stampa alla Camera.

Dalla Banca Centrale Europea arriva un netto “no comment” sulle ipotesi di usare parte del ‘tesoro aureo’ di Bankitalia (circa 90 miliardi il valore complessivo fra lingotti e monete) come tesoretto d’emergenza per evitare una manovra correttiva e l’attivazione dell’aumento dell’Iva.

Ma da Francoforte si ricorda come il trattato dell’Ue all’articolo 127 attribuisca alla Bce il compito di “detenere e gestire le riserve ufficiali” dei Paesi aderenti all’Eurozona. Manca, quindi, un esplicito riferimento alla ‘proprietà’ di tali riserve anche se – spiegano dall’Eurotower all’Adnkronos – è in arrivo una risposta a una interrogazione presentata dagli europarlamentari Marco Valli (ex M5S) e Marco Zanni (Lega) che hanno chiesto alla Bce proprio “di chiarire a chi debba essere attribuita la proprietà legale delle riserve auree degli Stati membri” e “di far sapere in che modo essa possa disporre di tali riserve”. Una risposta, evidentemente, molto attesa da chi guarda alle riserve auree di Palazzo Koch come a una possibile soluzione di emergenza ai problemi dei conti pubblici.

“Assolutamente no, non c’è assolutamente alcuna intenzione di vendere un solo grammo d’oro: vorremmo solo fosse chiaro che l’oro è dello Stato italiano” sottolinea a SkyTg24 Claudio Borghi, deputato della Lega e presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, ricordando come “non c’è un solo articolo in cui si dica chiaramente che l’oro delle nostre riserve è dello Stato italiano”. Serve chiarezza “sul possesso”, la cui gestione è affidata alla Bce, è l’invito di Borghi, “sennò si creerebbe un paradosso, per cui le riserve italiane non sono dello Stato” italiano.
Ma voler sapere “a chi appartiene” la riserva aurea, cui sentiamo di aggiungere, implica anche la volontà di farne uso. Altrimenti sarebbe una richiesta fine a se stessa.

Le consistenze in ‘oro e crediti in oro’, conservati in Bankitalia a gennaio 2019 ammontano a 90,8 miliardi di euro. I dati sono contenuti nelle tabelle del dossier di Bankitalia ‘Banche e monete: serie nazionali’. In un anno si registra un incremento delle riserve pari a 5,8 miliardi di euro. Nel 2017 il ‘malloppo’ ammontava a 85,2 miliardi di euro mentre nel 2016 era leggermente superiore (86,6 mld). Rispetto al 2015, quando la somma ammontava a 76,9 miliardi, le riserve risultano aumentate di ben 13,9 miliardi di euro.

In collaborazione con Adnkronos

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