Salta il vertice su Cassa depositi e prestiti: tensione nel governo, Tria isolato

La fumata bianca non c'è stata. E così Cdp ha rinviato la nomina del nuovo consiglio di amministrazione al 24 luglio prossimo

Dopo le tensioni segnalate fra il duo Salvini-Di Maio ed il ministro dell’Economia Giovanni Tria su decreto dignità e legge di Bilancio, un altro fronte aperto nel governo è quello relativo alle nomine. In particolare quella per la Cassa depositi e prestiti, vero e proprio ‘forziere’ dello stato, su cui è stallo.

Ieri il vertice convocato dal premier Giuseppe Conte e al quale avrebbero dovuto partecipare i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, assieme al ministro dell’Economia, è stato ”rinviato per impegni”. La convocazione era arrivata dopo il nulla di fatto di mercoledì per le nomine alla Cassa depositi e prestiti, la società per azioni controllata per circa l’86% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e per il 14% circa da diverse fondazioni bancarie.

La fumata bianca per l’attuale vice presidente Bei Dario Scannapieco e Fabrizio Palermo, che sembravano in pole per la poltrona rispettivamente di ad e di direttore generale, non c’è stata. E così Cdp ha rinviato la nomina del nuovo consiglio di amministrazione al 24 luglio prossimo.

Del vertice saltato, il vicepremier Matteo Salvini, ha detto di non saperne nulla. “Non sapevo che fosse stato convocato e non sapevo neanche che fosse stato sconvocato” ha ammesso Salvini. Il titolare del Viminale ha poi osservato: “Il 24 si risolve su Cdp? Sì, anche se confesso che non sono le partite che seguo direttamente”. Poi, commentando i rumors legati al no sul nome di Scannapieco, Salvini ha tagliato corto, liquidando i cronisti con un secco: “Chiedetelo agli altri”.

Nel frattempo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, rispondendo a chi gli chiedeva le ragioni del rinvio, Giorgetti ha detto: “C’è un’intervista al ‘Fatto’. Esiste una procedura… chiedete a chi gestisce la procedura”. Nell’intervista al quotidiano diretto da Marco Travaglio, il presidente del Consiglio aveva spiegato che “il ministro competente” (quindi, Tria) le propone al premier che ne parla con i due vicepremier e “poi decidiamo insieme – si legge nell’intervista -. Se non c’è accordo sulla persona più competente, rinviamo per trovarne una migliore”.

Sul caos nomine, è intervenuta anche l’opposizione: “Il ministro Tria non vuole farsi dettare le nomine da Di Maio e Salvini? Fa bene a chiedere il rispetto della legge e delle sue prerogative, fa bene a non voler incontrare i due vicepremier per parlare di spartizione e lottizzazione -ha commentato il deputato dem Michele Anzaldi -. Vedremo dai nomi che saranno proposti per Cdp e Rai se Conte e il titolare dell’Economia dimostreranno davvero di essere indipendenti e di rispettare la legge, ad esempio sul presidente di garanzia del servizio pubblico”. “Il pasticcio del vertice di palazzo Chigi – ha spiegato Anzaldi – prima convocato, poi sconvocato e alla fine addirittura disconosciuto dai suoi stessi partecipanti, gli stessi che probabilmente lo avevano addirittura chiesto, è l’ennesima conferma di quanto sia debole l’idea di un governo con due vicepremier che si sentono entrambi premier senza esserlo”.

Quanto al premier, ieri Conte ha spiegato che “il problema non è se ci sono o meno divergenze sulle nomine. Sono nomine importanti, perché Cassa depositi e prestiti è uno strumento chiave per quanto riguarda la politica nazionale e ha un rilievo strategico. Quindi è ovvio che vogliamo meditare bene sulle nomine e quindi ci stiamo riflettendo bene per non sbagliare”.

In collaborazione con Adnkronos

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