Salta il divorzio breve: la proposta ritirata al Senato

Resta il divorzio "facile": ci si potrà affidare all'avvocato senza comparire davanti al giudice

Divorzio breve, addio: il governo ha ritirato gli emendamenti dal Decreto Legge in approvazione al Senato. Il motivo ufficiale è spiegato dalla senatrice Rosanna Filippin, che su Facebook scrive: "Il governo ha imposto il ritiro degli emendamenti sul divorzio breve cioè sull’inserimento del divorzio breve nel decreto legge. Il divorzio breve torna ad essere un disegno di legge ordinario."

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IL MOTIVO UFFICIALE

"La motivazione è di carattere procedurale cioè -dice il governo- sull’impossibilità di inserire il divorzio breve in un decreto legge che tratta di altro", prosegue la Filippin.
Il ritiro è stato disposto dalla stessa senatrice, che aggiunge: "Io non sono d’accordo ma questo è il mio governo ed io devo attenermi alle sue indicazioni. Ho già chiesto la calendarizzazione del voto sugli emendamenti al divorzio breve. Ma sarà una battaglia, purtroppo."
Una strada sicuramente in salita e particolamente impervia, con un nuovo passaggio alla Camera e al Senato e l a dura opposizione del centrodestra, la cui ala cattolica e conservatrice dopo aver dichiarato guerra al divorzio breve ha avuto la meglio.

COSA PREVEDEVA
La legge prevedeva che il divorzio si ottenesse dopo “dodici mesi dal deposito della domanda di separazione”, mentre oggi servono – e serviranno ancora- tre anni. I mesi sarebbero stati ancora meno, nove, in assenza di figli minori e con una separazione consensuale.

RESTA IL DIVORZIO "FACILE"
L’unica norma che sopravvive nel decreto legge presentato al Senato è quella cosiddetta del "divorzio facile": ovvero i due divorziandi potranno saltare il passaggio dal giudice e rivolgersi a una negoziazione assistita da due avvocati. La conseguenza sarà che se da una parte il Tribunale sarà sollevato dall’instasamento di pratiche, dall’altra i coniugi saranno costretti, come sempre, a pagare salate parcelle ai legali.

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