Rubare per fame non è reato. Lo dice la Cassazione

Lo ha deciso la Cassazione, annullando la condanna inflitta dalla Corte di Appello di Genova

Rubare per fame, come cantava Fabrizio de Andrè, non è reato. A dare ragione al cantautore genovese, nonchè al protagonista della vicenda, è la Cassazione che ha annullato una condanna inflitta proprio dalla Corte di Appello di Genova.

Chi, spinto dal bisogno, ruba al supermercato piccole quantità di cibo per “far fronte” alla “imprescindibile esigenza di alimentarsi” non è punibile, si legge nella sentenza a proposito del furto di wurstel e formaggio del valore di 4 euro da parte di un giovane straniero senza fissa dimora.

A fare ricorso in Cassazione non è stato il giovane senza fissa dimora, Roman Ostriakov, bensì il procuratore generale della Corte di Appello di Genova. Quest’ultimo chiedeva che l’imputato fosse condannato non per furto lieve, come stabilito in primo e secondo grado, ma per tentato furto dal momento che Roman era stato bloccato prima di uscire dal supermercato, dopo essere stato notato da un cliente che aveva avvertito il personale vigilante.

Ad avviso dei supremi giudici quello commesso da Roman è un furto consumato e non tentato. A loro avviso, infatti, “la condizione dell’imputato e le circostanze in cui è avvenuto il furto dimostrano che egli si impossessò di quel poco cibo per far fronte ad una immediata e imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità”.

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