La rivoluzione delle arance. Ovvero: mangiare sano, equo ed economico si può

Sui circuiti tradizionali 1 kg di arance viene pagato 10 cent al produttore e costa 2 euro al consumatore. Ma si può pagarle la metà e dare al produttore (e a chi le raccoglie) quattro volte di più. Un'economia diversa è possibile. Ne parliamo con Roberto Li Calzi produttore "alternativo"

Che cosa collega i fatti di Rosarno con una fiera “del consumo critico e degli stili di vita sostenibili”? Le arance, ad esempio. Le arance sono il motore dell’economia di intere aree del Mezzogiorno come Rosarno: 3,6 milioni di tonnellate di agrumi prodotti in Italia ogni anno, la maggior parte dei quali in Sicilia e Calabria. Nei periodi di raccolta il fabbisogno di manodopera è alto. Meglio se disposta ad accettare paghe da fame e a vivere in qualsiasi condizione: questo consente di tenere bassi i costi e contenere il prezzo di vendita al dettaglio. A chi compra un chilo di arance al mercato non importa, in genere, sapere a chi vanno i suoi soldi. Ma è un errore: scoprirebbe ad esempio che può pagarle meno garantendo al tempo stesso un compenso maggiore al produttore e una paga più alta a chi le raccoglie.

Si tratta solo di spezzare la logica del “ci guadagno io se ci perdi tu”. Di giocare una partita “win-win” tra produttore e consumatore, dove nessuno perde. Se non l’infinita rete di intermediari che parte dal “caporale” e fa lievitare il prezzo ad ogni passaggio.

Un (nuovo) mercante in fiera
Si può fare, e si sta già facendo. Lo testimonia il successo che hanno manifestazioni commerciali “alternative” come “Fa’ la cosa giusta“, la fiera che si tiene in questi giorni a Milano, giunta ormai alla sesta edizione e visitata lo scorso anno da più di 50mila persone.

Abbiamo parlato, in questa occasione, con Roberto Li Calzi, produttore di agrumi della provincia di Catania, sostenitore da anni della distribuzione alternativa dei gruppi di acquisto. Si parte da Rosarno e dalle arance ma si arriva alla rivoluzione dei consumi. Passando dalla televisione.

Rosarno è stata derubricata a problema di ordine pubblico circoscritto, e praticamente dimenticata. E l’economia “delle arance” (o dei pomodori, delle fragole ecc.) resta sempre la stessa. Da consumatori, non possiamo (o non vogliamo) proprio imparare nulla da quei fatti?

Rosarno in fondo si può spiegare con l’aritmetica: 10 centesimi al kg è grosso modo il prezzo alla fonte delle arance, quello che viene pagato al produttore nella catena distributiva tradizionale. 1,80-2,40 euro al kg è quello che costa al consumatore lo stesso chilo di arance. La differenza è quello che “giustifica” i fatti di Rosarno. Perché questa differenza ovviamente non è il costo del lavoro, non va certo all’immigrato che le raccoglie a 15-20 euro al giorno, ma all’infinita catena di intermediari che porta le arance nella borsa della spesa dei consumatori. E non si tratta solo dei necessari intermediari logistici ma anche di personaggi che “spostano” le partite agrumi virtualmente con una telefonata o una mail, e che rappresentano comunque un ricarico sul costo iniziale. C’è qualcosa che non torna. Saperlo è il primo passo per cambiare.

E le strade alternative funzionano?

Funzionano e si ramificano sempre più. Il mondo dei Gas (gruppi di acquisto solidali), per esempio. Se io vendo direttamente incasso 40 centesimi al kg e le mie arance costano 1,20 euro all’acquirente finale . Io riesco a campare vendendo un prodotto di qualità e biologico (e fatturando regolarmente), posso pagare 50 euro al giorno i raccoglitori e organizzare il trasporto con aziende “pulite”. E siamo tutti più soddisfatti.

Ma per comprare direttamente dai produttori è necessario essere molto organizzati, servono grossi quantitativi. Non è una scelta alla portata di tutti.

Sì il gruppo d’acquisto richiede una certa organizzazione, ma ormai non è più un’esperienza “estrema”, i Gas nelle città cominciano a moltiplicarsi. Certo, rappresentano sempre una nicchia di consumatori “convinti”, forse raccolgono 5-6mila famiglie in Italia. E gli altri vari milioni? L’obiettivo dev’essere più ampio. Il problema principale è la logistica, il trasporto. Ma esistono da sempre delle dimensioni di consumo collettivo, penso alle mense aziendali o scolastiche. Se io posso dire: ti do un prodotto di qualità equivalente o superiore a quello che servi tu, biologico e a un prezzo più basso, è chiaro che divento interessante. E con i bancali di arance o pomodori possono arrivare anche i valori e le idee nuove.

Quindi è anche una questione di comunicazione.

Assolutamente sì. Si tratta di un cambiamento culturale che nessuno può sostenere da solo. Io cerco collaborazione da parte di tutti quelli sensibili a questi temi. “Fa’ la cosa giusta” è un’occasione ma non l’unica. “Fare rete” è un’espressione forse di moda ma è fondamentale in questo campo. C’è un sacco di gente là fuori che ha idee da proporre e storie da raccontare. In Sicilia abbiamo fondato Siqillya’h, un’associazione di persone e realtà economiche “diverse”. E questo, in Sicilia, vuol dire anche qualcosa di più che altrove. Ma io incontro centinaia di persone in tutta Italia che non si rassegnano e vogliono dire e fare qualcosa.

Questo significa che “etico” non significa per forza piccolo e locale?

Tanti piccoli insieme diventano grandi. Con idee audaci. L’associazione ha lanciato addirittura l’idea di una rete tv: una “rete delle reti”, un network televisivo nazionale del movimento di tutti quelli che hanno in testa un nuovo modello di futuro. Una rete sostenuta dall’economia solidale, che coinvolge nella produzione dei programmi tutta la società attiva (siamo tutti redattori!), che amplifica la bio-diversità umana ed esalta le specificità. Per ora è solo un’idea ma si sta muovendo.

Visionario o profeta, Li Calzi non è isolato. Negli ultimi anni – soprattutto dopo che la crisi economica ha mostrato tutti i limiti dell’attuale sistema – queste idee stanno prendendo piede. Non sono più cose da militanti duri e puri e carbonari. Forse perché partono da esigenze di base, come quella di consumare cose buone e sane. Se è vero che siamo quello che mangiamo, mangiare meglio tutti fa bene anche al mondo. (Angelo De Marinis)

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