“Rivincita” MES, le imprese dicono sì: pressing sul Governo

Da strumento "bistrattato e inadeguato" a candidato ideale per risolvere i problemi almeno nell'immediato: la vendetta è servita

Corsa contro il tempo per salvare l’economia del nostro Paese, già in affanno prima che il coronavirus esplodesse dando quella che per molti è la spallata finale. L’obiettivo è rimettersi in piedi prima possibile, limitando, i danni. Più facile a dirsi che a farsi. 
 
COME SIAMO MES? – L’Europa è ancora alle prese con la sfida più difficile di tutti i tempi, chiamata nell’impresa fin qui ardua di trovare la quadra sugli strumenti da mettere in campo per fronteggiare l’emergenza. Ma serve tempo. E l’Italia di tempo non ne ha. Archiviata la fase delle restrizioni almeno sulla carta, c’è da fare i conti con la realtà che racconta una “paralisi” con la quale dovremo confrontarci ancora per un bel po’. Tradotto: la ripresa è ancora lontana. 
LA “VENDETTA” E’ SERVITA – “Esortiamo il Governo, il Parlamento e le forze politiche a utilizzare fin da subito tutte le risorse e gli strumenti che l’Europa ha già messo a disposizione, a partire dai fondi per sostenere i costi diretti e indiretti dell’emergenza sanitaria.
Non farlo sarebbe una scelta non comprensibile e comporterebbe una grave responsabilità verso il Paese, i suoi cittadini, le sue imprese”. Lo chiedono Abi, Alleanza delle cooperative italiane, Ance, Cia – Agricoltori italiani, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confindustria, Copagri, in una nota congiunta.

Sia chiaro, nessun riferimento esplicito al Mesil Meccanismo europeo di stabilità versione light, ossia tassi di interesse al minimo e condizionalità leggere ma il messaggio è chiaro ed è già arrivato alle orecchie degli interessati.

E proprio in quest’ottica, non sembrano casuali le parole del Ministro dell’Economia Gualtieri che nelle scorse ore ha lasciato sul tavolo tutte le opzioni, MES compreso.  Prosegue anche la moral suasion targata Gentiloni che ancora questa mattina, appoggiando l’appello delle imprese e parlando di richiesta “ragionevole”, ha speso parole al miele per un pacchetto di misure che sarebbe “particolarmente vantaggioso” per l’Italia. 

Il Recovery fund (o NextGeneration se preferite chiamarlo alla von der Leyen maniera) fa certamente gola ma non basta specie perchè il fattore tempo, come detto, non è dalla nostra. Come sollecitato da più parti, c’è  bisogno di liquidità in tempi stretti per affrontare i contraccolpi del lockdown e dell’emergenza sanitaria. Per mettere le mani sulle risorse del piano di rilancio sul quale la Commissione UE ha alzato il velo, invece, bisognerà attendere almeno fino all’inizio del 2021.
SGAMBETTO AL RECOVERY – Ecco, dunque, che avanza a grandi passi il fantasma (che a dire il vero non se n’era mai andato) del vecchio, caro Mes che dopo essere stato bistrattato e messo all’angolo, non vede l’ora di debuttare e prendersi la rivincita persino sul “fratello” maggiore Recovery Fund che seppur, meglio visto, si farà attendere ancora un bel po’. Troppo per l’Italia.

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