Ristori 5 per 32 miliardi nella prima manovra targata Draghi

Il decreto legge ristori quinquies di fatto rappresenta la prima manovra del nuovo esecutivo, che può contare su un plafond di 32 miliardi di euro.

Una vera e propria manovra aggiuntiva da 32 miliardi per affrontare le emergenze economiche dovute all’epidemia da coronavirus in Italia. Allo studio del governo di Mario Draghi appena insediato c’è infatti il testo del decreto legge ristori 5, che nella pratica rappresenta uno scostamento di bilancio. Al centro del provvedimento, oltre all’integrazione degli aiuti a imprese e famiglie, anche il rifinanziamento della cassa integrazione e degli effetti del blocco dei licenziamenti.

”Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori”, assicura Draghi. ”Ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche”, aggiunge subito dopo. Alcune ”dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi”.

La strategia di sostegno delle imprese e lavoro, secondo Draghi, partirà da coloro che fino a oggi hanno pagato il prezzo più alto, i lavoratori autonomi, i giovani e le donne. Il dl oltre a garantire le risorse necessarie per la proroga degli aiuti alle imprese, della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti, dovrebbe anche risolvere il problema degli atti fiscali in stand by. Si tratta di tutte le cartelle che il fisco avrebbe dovuto inviare lo scorso anno ai contribuenti, circa 50 milioni, a cui si andranno a sommare quelle del 2021.

Con un primo decreto legge ad hoc è stato sospeso l’invio fino al 31 gennaio, a cui poi si è aggiunto un secondo provvedimento che ha congelato tutto fino al 28 febbraio. Si tratta ora di vedere quale soluzione immediata il Governo metterà sul tavolo. Fermo restando che sul fronte del fisco, la rotta indicata da Draghi è quella di una visione di più ampio respiro per la tanto attesa riforma fiscale. Contemporaneamente alla risoluzione dei problemi che sono in cima alla lista per grado d’urgenza, bisogna riscrivere il Recovery plan.

”Il Governo farà le riforme ma affronterà anche l’emergenza. Non esiste un prima e un dopo”, secondo Draghi. Il precedente Governo ”ha già svolto una grande mole di lavoro sul Programma di ripresa e resilienza (pnrr)” quindi ”dobbiamo approfondire e completare quel lavoro che, includendo le necessarie interlocuzioni con la Commissione europea, avrebbe una scadenza molto ravvicinata, la fine di aprile”.

Ristori

L’esigenza di sostenere le attività in difficoltà ha portato l’ex esecutivo a chiedere uno scostamento di bilancio da 32 miliardi. Adesso sarà il governo Draghi a decidere quale sarà il meccanismo per distribuire le risorse.

Cartelle fiscali

Entro il 28 febbraio dovranno essere varate le misure per gestire l’attività dell’Agenzia delle entrate, fino a quando l’emergenza sanitari sarà superata e, di conseguenza, gli uffici saranno pronti a riprendere regolarmente l’attività in sicurezza. Il ritorno a tempi ‘normali’ consentirà inoltre a molti contribuenti che oggi si trovano in difficoltà economiche, di poter adempiere ai propri doveri fiscali. Ovviamente nel pacchetto ‘congelato’ rientrano la riscossione coattiva e l’attività di notifica degli avvisi di accertamento.

Recovery

Insieme al varo della ‘manovra’ ristori, il governo dovrà occuparsi del nuovo Recovery plan, che dovrà contenere le misure per far ripartire il paese, scritte nel modo e nei tempi giusti affinché l’Europa le approvi. Per affrontare la crisi innescata dal coronavirus l’Italia ha un assegno dell’Ue da 209 miliardi, ma prima di essere firmato l’Italia dovrà dimostrare che è in grado di rispettare le regole fissate dall’Europa. La conoscenza da parte di Draghi dei meccanismi europei come pochi altri consente a molti, in Italia e all’estero, di essere fiduciosi sul loro rispetto.

In collaborazione con Adnkronos

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