Risparmiatori truffati? Ora paga la Consob

Non basta il controllo formale sui fogli informativi, la Consob deve fare di tutto per evitare i danni ai risparmiatori. Altrimenti deve risarcire i danni

A che cosa serve la Consob? La domanda può sembrare un po’ brutale ma sicuramente se la saranno fatta tutti i risparmiatori incappati in qualche crack finanziario o vittime di truffe ad opera di intermediari di vario genere. In particolare se lo sono chiesti – e l’hanno chiesto al giudice – i clienti della Sfa, una Sim (società di intermediazione mobiliare) che tra il ’90 e il ’92 ha fatto sparire consistenti quote di risparmio che le erano state affidate. E risalendo la catena di responsabilità, i giudici sono arrivati proprio alla Consob, la Commissione nazionale per le Società e la Borsa, venuta meno ai suoi obblighi di vigilanza.

Sulla vicenda ha appena messo la parola fine la Cassazione con una sentenza “rivoluzionaria” appena depositata: l’ente di controllo e vigilanza deve essere tale non solo di nome e il compito istituzionale di “tutela del pubblico risparmio” dev’essere esercitato in concreto. Nel caso in questione la Consob è intervenuta tardi a sospendere l’attività della Sim truffaldina e quindi ha una precisa responsabilità nei confronti dei risparmiatori (tecnicamente si parla di una “responsabilità extracontrattuale” prevista dall’articolo 2043 del Codice civile). Una sentenza di grande importanza per i risparmiatori traditi che ora potranno chiedere di essere risarciti dalla Commissione di vigilanza.

La forma non basta

Per i giudici di Cassazione (come per quelli di appello, prima) non regge, infatti, la giustificazione della Consob di essersi attenuta ai suoi doveri istituzionali che non prevedono controlli sostanziali ma solo formali sui prospetti di informazione al cliente. Al contrario, l’ente di vigilanza deve svolgere una reale funzione di garanzia con azioni che cerchino di evitare danni concreti per i risparmiatori secondo un normale principio di buon senso. “L’attività della pubblica amministrazione e in particolare della Consob – sostengono sempre i giudici – deve svolgersi nei limiti e con l’esercizio dei poteri previsti dalle leggi speciali che la istituiscono, ma anche dalla norma primaria del neminem laedere (non nuocere a nessuno, n.d.r.)”.

Non è ancora nota la cifra che la Consob dovrà risarcire alle vittime di questa truffa (per ora si sa solo che dovrà pagare 15mila euro di spese processuali). Ma certo la sentenza cambia radicalmente il ruolo dell’organismo. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, per il consigliere di Cassazione Giuseppe Berruti “con questa importante decisione la Cassazione fornisce ai risparmiatori uno scudo protettivo vero e proprio per pararsi dai colpi delle finanziarie truffaldine: la direzione è quella di fornire, ai più deboli, una tutela effettiva e non solo formale“. E conclude: “in pratica la pubblica amministrazione deve preoccuparsi di evitare le ingiustizie e quindi le violenze sui più deboli, e a questo fine deve orientare i suoi poteri di controllo”. (A.D.M.)

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