Risparmiare? Fa ancora rima con liquidità: due italiani su tre lo preferiscono agli investimenti 

Lo svela l'indagine annuale "Gli Italiani e il Risparmio" realizzata dall'Acri con l'Ipsos per la novantatreesima giornata mondiale del risparmio

(Teleborsa) “Risparmiare”, un verbo difficile, anzi difficilissimo da declinare ai tempi duri della crisi. Quando miracolosamente è possibile, però, c’è da registrare che risparmiare fa rima con liquidità, ancora ampiamente premiata dagli italiani rispetto agli investimenti. 

Lo svela l’indagine annuale “Gli Italiani e il Risparmio” realizzata dall’Acri con l’Ipsos per la novantatreesima giornata mondiale del risparmio in programma domani. La preferenza per il cash riguarda più di due italiani su tre, il 67%, dato il linea con il 2016; chi investe lo fa solo con una parte minoritaria dei propri risparmi.

INVESTIRE ? SI, MA IN SICUREZZA – Lo studio scatta la fotografia a tre gruppi quasi omogenei: il 33% ritiene che proprio non ci sia più l’investimento ideale (maggioranza relativa, un punto in più rispetto al 2016 e sei punti in più sul 2015), il 31% lo indica negli immobili (un punto in più sul 2016, ma molto lontano dal 2006 quando la percentuale di coloro che puntavano sul mattone era il 70%), il 29% indica gli investimenti finanziari reputati più sicuri. Ultimi, con il 7%, sono coloro che indicano come ideali gli strumenti finanziari più rischiosi (-1 punto percentuale sul 2016).

Il risparmiatore italiano, spiega l’associazione delle casse di risparmio, rimane attento alla (bassa) rischiosità del tipo di investimento, ma in misura minore rispetto agli anni scorsi (dal 44% del 2016 al 39% oggi); cresce invece la rilevanza della solidità del proponente (dal 24% al 30%). Stabile è l’attenzione ad attività che aiutino lo sviluppo dell’Italia (17% contro il 18% nel 2016).
Gli italiani, inoltre, sono abbastanza soddisfatti di come gestiscono i propri risparmi (54%), ma pochi si ritengono in grado di individuare l’investimento adatto alle proprie esigenze (il 36%). Questo è dovuto alla ridotta cultura finanziaria e alla bassa fiducia in leggi e regolamenti che tutelano il risparmio: il 66% ritiene che gli strumenti di tutela siano inefficaci, dato preoccupante, anche se in miglioramento rispetto al 74% del 2016.

 

SIAMO USCITI DALLA CRISI? – Italiani più ottimisti. La crisi, insomma, fa ancora la parte del leone ma c’è speranza per il futuro. In Italia “si sta uscendo dalla crisi degli anni scorsi e si comincia a risparmiare”, ha detto il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, durante la conferenza stampa di presentazione della ricerca Ipsos. Rispetto allo scorso anno, nel 2017 “c’è anche un aumento dei consumi che si accompagna a una minore tensione sul risparmio, quest’anno qualche meno diventa più, alcune famiglie hanno potuto risparmiare e altre hanno potuto chiudere il proprio bilancio risparmiando. Rimangono però delle zone di luci e di ombre e il divario Nord-Sud”, ha osservato Guzzetti.
Il presidente dell’Acri ha anche evidenziato che “gli italiani sono abbastanza soddisfatti di come gestiscono il risparmio ma pochi sono in grado di individuare l’investimento adatto” alle loro esigenze.

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